SOLILOQUI O COLLOQUI?

E se Andrea Sempio, in automobile, non parlasse sempre da solo?

Per anni li abbiamo chiamati i soliloqui di Andrea Sempio.

Intercettato nella propria automobile, Sempio parla del delitto, del DNA, di Chiara, delle telefonate, degli orari e delle indagini. Frasi talvolta sorprendenti, altre volte incomprensibili. Ma, in fondo, la spiegazione era sempre la stessa: è un uomo che parla da solo, ripassa conversazioni, mette in ordine i pensieri ad alta voce.

L’intercettazione 141 del 12 febbraio 2017 potrebbe però cambiare completamente la prospettiva.

Secondo il restauro audio pubblicato da MOW, quel pomeriggio Sempio si trovava in automobile nei pressi di Lungavilla. All’inizio sembra parlare da solo. Poi parte della musica jazz e, dietro la sua voce, ne emergerebbe una seconda: un uomo apparentemente informato su cimici, telefoni, controlli e indagini.

Dunque non un soliloquio, ma un colloquio del quale per anni avremmo ascoltato soltanto una metà.

La scoperta, se confermata sul file originale, obbliga a rivolgere una domanda anche alle altre registrazioni: siamo sicuri che Sempio fosse sempre solo?

Forse alcuni erano autentici monologhi. Ma potrebbe anche essere accaduto che nell’automobile vi fosse una persona che parlava pochissimo, sottovoce o lontano dalla microspia. Qualcuno che si limitava ad ascoltare, fare un cenno, porre una breve domanda quasi impercettibile e lasciare che fosse Sempio a raccontare.

In questo caso molte frasi cambierebbero significato.

«Quando sono andato io… il sangue c’era…» è una cosa se pronunciata pensando ad alta voce. Diventa un’altra se detta rispondendo a qualcuno.

Lo stesso vale per i riferimenti alle nove e mezza, alle telefonate a Chiara, ai video, al DNA e alle persone che conducevano l’indagine. Non sarebbero più pensieri sparsi, ma informazioni rivolte a un destinatario.

La vera novità di Lungavilla, allora, non consiste ancora in ciò che si riesce faticosamente a comprendere nell’audio. Consiste nella possibile presenza di un interlocutore mai indicato chiaramente nella trascrizione del 2017.

Chi era seduto accanto ad Andrea Sempio?

Era un familiare, un amico, un consulente? Oppure una persona capace di rassicurarlo e di anticipargli come si sarebbero mossi gli investigatori?

E soprattutto: chi ascoltò quelle registrazioni nel 2017 non riuscì davvero ad accorgersi della seconda voce, oppure sapeva perfettamente a chi appartenesse?

L’intercettazione 141 non dimostra che Sempio non abbia mai parlato da solo. Dimostra però che la parola soliloquio non può più essere accettata automaticamente.

Bisognerebbe riprendere tutti i file originali e cercare respiri, rumori, portiere, risposte deboli, pause e domande rimaste sotto il fruscio. Perché quelli che abbiamo ascoltato come strani monologhi potrebbero essere stati, almeno qualche volta, dialoghi con un interlocutore silenzioso.

Forse Sempio parlava da solo.

O forse, mentre lui parlava, qualcun altro si guardava bene dal farlo.

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