GARLASCO 5

LA BORSA DI SATANA

Garlasco: le armi del delitto erano sotto gli occhi di tutti

La recente ricostruzione proposta da Enrico Manieri getta una nuova luce sull’omicidio di Chiara Poggi, evidenziando come gli strumenti del delitto fossero presenti sulla scena fin dal primo momento, ma ignorati. Il vaso in ottone — deformato in modo compatibile con i colpi — e il portavasi in ferro battuto,  rappresenterebbero le due “armi” del cruento delitto.

Questa intuizione non solo smonta alcune tesi precedenti, ma rafforza anche nuove piste, tra cui quella “rituale”, collegata all’enigmatico borsone e a dinamiche oscure di gruppo.

Una verità invisibile per gente e gendarmi, ma riconoscibile per chi sa osservare davvero.

Eccezionale ed illuminante ricostruzione dell’omicidio di Chiara da parte di Enrico Manieri (sintesi su Gianca.net). “L’essenziale è invisibile agli occhi”: le armi del delitto erano lì, sul pavimento, che guardavano i RIS! Quella attiva, il vaso in ottone che colpiva ripetutamente il cranio della poveretta prona a terra con il viso schiacciato contro il portavasi, arma passiva, bloccato contro il primo gradino della scala. Tutte le ferite combaciano al millimetro, anche i tagli sugli occhi.

Sia sul vaso, che mostrava una piegatura compatibile con i colpi inferti, sia sul portavasi, furono rilevate tracce brunastre non sufficientemente reattive al test ematico, frutto del probabile lavaggio nella doccia. Ma, come ora immaginiamo, non fu dato peso all’evidenza, declassati a dubbi e insignificanze. Anche le misteriose “tracce a lambda” furono lasciate dagli ornamenti in ferro battuto: anch’essi al millimetro!

Questa scoperta mette in crisi alcune ipotesi sul movente? Forse, ma non quella che include la pista satanica e il “borsone”, non esclude quella faccenda del borsone, anzi…

Questa ricostruzione, infatti, non spiega né i triangoli di sangue su Chiara e sul pavimento, né le mutandine, né tutto il resto che sappiamo in merito. Anzi. Torna davvero buona un’ipotesi dell’avv. Colzani: Chiara aveva forse trovato il borsone (a casa della nonna?) con dentro gli attrezzi del mestiere dei ragazzacci e non voleva restituirlo, anzi…

Così scoppiò l’ira funesta.

Il problema era nato già da qualche giorno. Qualcuna tentò il suicidio, qualcuna ci provò con una frequentazione sospetta, ma finì in un litigio. E la domenica sera si accesero certe luci a Gropello.

Omicidio d’impeto e di rito.

Poi il simbolico tirso fu salvato in bici, mentre gli strumenti rituali del mestiere furono alienati sott’acqua.

Un palo controllava forse Alberto, in casa solo e quindi senz’alibi. Anzi no, perché se lo stava creando con la tesi. Ma questa è un’altra storia.