IL PICCOLO PRINCIPE COLPISCE ANCORA?

Riassunto

L’articolo nasce da una semplice osservazione cronologica che, riletta alla luce della nuova informativa dei carabinieri sul caso Garlasco, si trasforma progressivamente in un ragionamento deduttivo molto più complesso.

Il punto di partenza è la famosa vignetta condivisa da Andrea Sempio su Facebook nei giorni della condanna definitiva di Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi. L’immagine era accompagnata da frasi tratte dal Piccolo Principe e inizialmente fu ritenuta da molti una creazione dello stesso Sempio.

Successivamente emerse però che il disegno era opera del vignettista spagnolo Luis Quiles, pubblicato tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015. Del Piccolo Principe appartenevano soltanto le frasi, non il disegno.

Per anni questo dettaglio sembrò ridimensionare completamente la vicenda: non un messaggio costruito apposta, ma semplicemente la condivisione di un’immagine trovata online e reinterpretata attraverso un riferimento letterario personale.

La nuova informativa investigativa ha però riaperto il problema, attribuendo alla vignetta una sorprendente compatibilità con una scena contenuta nel famoso filmato intimo attribuito a Chiara Poggi e Alberto Stasi.

Da qui nasce il vero nodo logico dell’articolo.

Se infatti — come sembrano suggerire gli investigatori — quella scena è troppo specifica per essere casuale, allora chi l’ha disegnata potrebbe aver visto il filmato oppure averne conosciuto dettagli molto precisi.

Ma poiché il disegno non è di Sempio bensì di Luis Quiles, la deduzione si sposta inevitabilmente sull’autore reale della vignetta.

La cronologia diventa quindi decisiva:

  • se la vignetta fosse stata precedente al 2007, ogni suggestione cadrebbe immediatamente;
  • ma essendo stata pubblicata dopo il 2007, cioè dopo l’omicidio e dopo la possibile origine del filmato, il ragionamento resta logicamente aperto.

Nel portfolio di Quiles, tuttavia, quell’immagine non aveva alcun rapporto con la cronaca nera italiana: nasceva come critica sociale ai temi dell’isolamento emotivo, della pornografia e della corruzione dell’innocenza.

La coincidenza tra la scena della vignetta e quella del presunto filmato, pur in totale assenza di prove concrete di un collegamento diretto, finisce però inevitabilmente per alimentare ipotesi, deduzioni e suggestioni. Anche perché, dentro questa vicenda, da anni emergono ricostruzioni, coincidenze e spiegazioni spesso talmente estreme, contraddittorie o difficili da sostenere logicamente da rendere quasi inevitabile che anche intuizioni laterali o osservazioni che, pur basate sulla logica, appaiano suggestive e possano trovare spazio nel dibattito.

Premessa e logica deduttiva

1. Dati di partenza e cronologia

Andrea Sempio pubblica su Facebook una vignetta accompagnata da frasi tratte dal Piccolo Principe nei giorni della condanna definitiva di Alberto Stasi.

Inizialmente si pensa che il disegno sia opera di Sempio stesso.

Successivamente emerge invece che la vignetta appartiene al vignettista spagnolo Luis Quiles ed è stata pubblicata tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015.

Le frasi sono ispirate al Piccolo Principe, ma il disegno non ha alcun legame con il libro.

Sempio spiega la pubblicazione dichiarando che il Piccolo Principe era il suo libro preferito, ridimensionando apparentemente il significato del post.

2. Nuova informativa e cambio di prospettiva

La nuova informativa dei carabinieri cambia completamente il quadro interpretativo.

Secondo gli investigatori, quella vignetta rappresenterebbe una scena sorprendentemente compatibile con il famoso filmato intimo attribuito a Chiara Poggi e Alberto Stasi.

Il ragionamento implicito appare il seguente: una scena così specifica non sarebbe casuale; quindi,
chi l’ha realizzata potrebbe aver visto il filmato oppure conosciuto dettagli molto precisi della scena.

Il punto centrale non è più quindi il testo del Piccolo Principe, ma la struttura stessa dell’immagine:

  • l’uomo con gli occhiali;
  • la donna seduta di spalle;
  • il gesto dello scrivere sulla schiena.

Secondo questa lettura investigativa, la scena sarebbe troppo particolare per essere una semplice rappresentazione generica di intimità, somiglianze a parte, ma non dimentichiamole.

3. Il cortocircuito logico

Ed è qui che nasce il vero passaggio deduttivo.

Se il disegno fosse stato realmente opera di Sempio, il ragionamento si fermerebbe su di lui.

Ma poiché il disegno è stato realizzato da Luis Quiles, la deduzione investigativa, applicata rigidamente, si sposta inevitabilmente sull’autore reale della vignetta.

La cronologia diventa allora fondamentale.

Se la vignetta fosse stata precedente al 2007:

  • ogni ipotesi cadrebbe immediatamente;
  • la somiglianza sarebbe solo casuale.

Ma la vignetta viene pubblicata online tra fine 2014 e inizio 2015, quindi dopo:

  • l’omicidio di Chiara Poggi;
  • la possibile origine del filmato;
  • e la presunta circolazione sotterranea dello stesso.

Per questo motivo la suggestione logica resta aperta.

4. Le possibili interpretazioni

Naturalmente tutto questo non costituisce alcuna prova.

Le spiegazioni possibili restano molte:

  • coincidenza visiva;
  • sovrainterpretazione investigativa;
  • lettura retrospettiva influenzata dagli sviluppi recenti dell’indagine;
  • semplice “match mentale” costruito a posteriori.

Nel portfolio di Luis Quiles, infatti, quella vignetta nasceva come critica sociale ai temi:

  • dell’isolamento emotivo;
  • della pornografia;
  • della corruzione dell’innocenza;
  • della perdita di autenticità nei rapporti umani.

Non aveva alcun collegamento noto con il caso Garlasco o con la cronaca nera italiana.

Tuttavia, la coincidenza visiva tra la scena disegnata e quella richiamata dagli investigatori finisce inevitabilmente per alimentare suggestioni.

5. La suggestione finale

Da qui nasce la domanda più inquietante — ma anche più ipotetica — dell’intero ragionamento.

Se davvero quella scena fosse troppo precisa per essere casuale, allora bisognerebbe ipotizzare che il filmato, oppure almeno il racconto dettagliato della scena, abbia circolato ben oltre il contesto originario di Garlasco.

Non esistono prove concrete di una diffusione clandestina del video.

Esistono però:

  • racconti;
  • voci;
  • riferimenti indiretti;
  • ipotesi sulla circolazione privata tramite chiavette, ambienti chiusi o reti informali.

E dentro una vicenda nella quale da anni convivono ricostruzioni spesso contraddittorie, coincidenze sorprendenti e interpretazioni difficili da sostenere logicamente, finisce quasi inevitabilmente per trovare spazio anche questo tipo di deduzione laterale.

Conclusione

La deduzione investigativa, applicata rigidamente, porterebbe teoricamente a ipotizzare che anche l’autore reale della vignetta — Luis Quiles — possa aver avuto accesso diretto o indiretto a dettagli del filmato. Ma questa ipotesi non trova alcun riscontro concreto nei fatti.

La vignetta, nel suo contesto originario, resta un’opera di critica sociale senza legami dimostrabili con Garlasco.

Eppure, la combinazione tra cronologia, coincidenza visiva, nuova lettura investigativa e presunta compatibilità con il filmato, continua inevitabilmente ad alimentare domande, deduzioni e suggestioni.

Non prove, ma nemmeno, ormai, alla luce di quello che sta emergendo giorno per giorno dagli atti e da certe voci che a quelle fanno eco, semplici coincidenze facilmente archiviabili.

Qui sotto è riprodotto lo stralcio tratto dalla Nota di Riepilogo dei Carabinieri del 21 aprile scorso.