Si parva licet componere magnis
Dopo i “Garlascofili”, cioè coloro che seguono il caso come una passione totalizzante tra analisi, suggestione e controinchiesta permanente, e dopo i “Garlascanti”, cioè quelli che navigano a vista nel mare burrascoso del caso, sono costretto a introdurre, purtroppo, un nuovo neologismo: i “Garlantisti”.
Sono coloro che trasformano continuamente il garantismo, principio giuridico serissimo, in una postura televisiva, morale e linguistica da applicare automaticamente a qualsiasi discussione sul caso Garlasco: garantismo qua, garantismo là, bisogna essere garantisti, non bisogna mostrificare, attenzione alla mostrificazione, non ripetiamo gli errori fatti con Stasi, non creiamo un altro mostro mediatico e così via, fino al punto da farci sfiorare dall’idea del “ci è o ci fa?” o dal timore di qualche infiltrazione di quelle evocate da Fabio Aschei.
Il problema è che dentro il gigantesco varietà giudiziario-mediatico chiamato Garlasco, si stanno mescolando parole diverse, pronunciate con approssimata consapevolezza, quando c’è, fino a renderle quasi prive di significato logico di discussione e analisi.
È un impasto continuo di:
Ed è proprio per questo che oggi nasce quella nuova categoria antropologica, dei Garlantisti, appunto: parlano continuamente di Garlasco, si dichiarano garantisti, ma in realtà usano il garantismo come postura morale, come anestetico linguistico, come formula televisiva per sterilizzare il dibattito o per deviarlo costantemente su un crinale dalle sporgenze pericolose.
Una specie di ritornello (ci farò una canzone): “eh ma bisogna essere garantisti…”, ripetuto automaticamente, quasi fosse un odorante semantico preventivo capace di neutralizzare qualsiasi riflessione. Ma il garantismo vero è un’altra cosa.
Il garantismo nasce storicamente in contrapposizione al giustizialismo. Il giustizialismo è la tendenza a comprimere le garanzie processuali in nome della rapidità repressiva, dell’emergenza o della punizione immediata.
Il garantismo, invece, è il sistema di tutele che protegge:
E quindi:
Il garantismo appartiene innanzitutto:
Non al talk-show, perché il garantismo non consiste nel vietare alle persone di ragionare, ma nel pretendere che: le accuse, le prove e le condanne vengano formulate secondo regole precise.
E infatti, Alberto Stasi, nonostante il disastro complessivo, di garanzie processuali ne ha avute eccome:
Andrea Sempio pure e di più, in quanto per lui si sono aggiunti:
E fermiamoci qui.
Quindi il garantismo, quello vero, esiste già dentro il sistema giudiziario, e qui che il discorso dei Garlantisti comincia a cedere fino a infilarsi in un buco nero.
Perché quando un opinionista televisivo o un commentatore web dice: “Io sono garantista verso Sempio…”, sicuramente sta usando male la parola.
Perché lui non sta applicando garanzie processuali:
Sta semplicemente esprimendo una opinione: e allora forse il termine corretto non è “garantista”. Forse è innocentista, oppure colpevolista.
Perché quella è una posizione personale e, come tale, insindacabile: ma il garantismo che c’entra?
Innocentisti e Colpevolisti
L’innocentista tende spontaneamente a vedere innocenza, mentre il colpevolista tende spontaneamente a vedere colpevolezza. Sono inclinazioni personali, emotive, culturali, psicologiche.
E infatti oggi attorno ad Andrea Sempio esiste chiaramente una forte componente innocentista:
Tutto questo non è garantismo, è semmai:
Sono tutte cose diverse dal “garantismo”.
E qui arriviamo alla seconda grande parola usata continuamente: mostrificazione. Anche qui bisogna capirsi, perché la mostrificazione non consiste semplicemente nel sospettare qualcuno.
La mostrificazione è:
E qui sì: Alberto Stasi è stato mostrificato davvero, non soltanto accusato, ma proprio “mostrificato” nel senso introdotto prima. È diventato:
Una gigantesca costruzione simbolica. E molte di queste cose provenivano da:
Perfino persone normalissime, leggendo quel bombardamento quotidiano, finirono inevitabilmente per convincersi della sua colpevolezza, compreso chi scrive e credo anche chi legge.
Quella sì che era mostrificazione, perché Stasi, all’inizio, non aveva fatto nulla per costruirsi pubblicamente un’immagine mostruosa, perché era solo il fidanzato della vittima. Punto. Tutto il resto gli fu progressivamente cucito addosso con gli stracci dei mostrificatori.
Ed ecco il punto decisivo: dire che oggi Andrea Sempio stia subendo “lo stesso trattamento” di Stasi significa confondere completamente i piani.
Perché Sempio non è stato trasformato mediaticamente:
Anzi.
Per anni il clima attorno a lui è stato molto più protettivo e prudente. E, soprattutto, molti degli elementi oggi discussi attorno alla sua figura derivano:
Ed è qui la differenza enorme. Se qualcuno:
Può semplicemente essersi rappresentato da solo in un certo modo. Questo non significa dire che sia colpevole, ma significa solo che bisogna distinguere tra costruzione mediatica artificiale e auto-rappresentazione pubblica, perché altrimenti tutto diventa mostrificazione: perché allora non si può più discutere di nulla.
Ed eccoci al punto finale. Se davvero fosse antigarantista analizzare, ipotizzare, discutere, sospettare, allora l’entità meno garantista di tutte sarebbe la Procura della Repubblica di Pavia.
Perché è la Procura che formula accuse, che chiude indagini, che chiede rinvii a giudizio, che sostiene pubblicamente una ipotesi colpevolista, ed è giusto che lo faccia: è il suo mestiere e lo fa per nostro conto, cari Garlantisti!
E il paradosso diventa evidente: la Procura può essere contemporaneamente garantista e colpevolista. Garantista perché rispetta le regole del processo, colpevolista perché ritiene che un soggetto abbia commesso un reato. Quindi: garantismo e convinzione sulla colpevolezza non si escludono affatto.
E allora perché un cittadino, un giornalista o uno youtuber non potrebbe:
Ecco perché i Garlantisti confondono tutto, perché trasformano il garantismo da principio giuridico a postura morale (qualcuno la definisce “bla-bla) televisiva: così facendo non chiariscono il dibattito e lo annebbiano ancora di più, mentre la realtà è molto più semplice. Uno può essere:
Ma il garantismo è un’altra cosa, è il sistema di regole che tutela il processo, non il divieto di pensare e di dire quello che si pensa. E allora, un altro paradosso, quello finale, è proprio questo: se il garantismo non è il divieto di pensare, ma il sistema di regole che tutela il processo, allora un vero garantista dovrebbe anche garantire a tutti il diritto di:
Naturalmente senza sostituirsi al giudice, perché altrimenti il garantismo smette di essere tutela delle regole e diventa invece una nuova forma di censura morale:
E allora non sarebbe più garantismo, perché, in nome di una tutela invocata fuori luogo per un indagato che quelle garanzie le possiede già, garantite dalla legge, dai giudici e dall’intero sistema processuale, si finirebbe invece per imporre un’altra cosa: una linea obbligatoria del pensiero.
“Garantista”, appunto: ed è qui che nasce il vero corto circuito logico e linguistico, perché un malinteso garantismo, evocato per difendere la libertà dell’indagato dagli eccessi del potere, finirebbe paradossalmente per diventare esso stesso una forma di conformismo obbligato per limitare la libertà critica, interpretativa e persino intuitiva di chi osserva, commenta e ragiona sui fatti.
E questo, francamente, è un bell’ossimoro di ragionamento, che francamente non mi sarei aspettato così perfetto.