GARLASCO 4

Se la seconda parte ci ha fatto guardare oltre la razionalità dei numeri e la terza ci ha aperto al mondo delle eggregore, la quarta tappa diventa essenziale perché ricompone quello che precede e contorna il delitto in un tessuto di omissioni, contingenze simboliche e mancanze istituzionali.

Ricordiamolo: appena dopo essere stata investita da un’auto, in circostanze mai chiarite, una ragazza legata alla vittima, che si regge sulle stampelle proprio a causa dell’incidente, tenta il suicidio prima e l’oscuramento poi, del successivo intervento del 118.  Il giorno dopo, Chiara viene uccisa. A seguire, emergono simboli inquietanti, comportamenti ambigui, fili mai collocati. Tutto questo, per molti osservatori, non può più essere scartato come mero caso.

Eppure gli inquirenti non hanno strumenti per guardare questo insieme, anzi: nemmeno lo sanno vedere.

COINCIDENZE SATANICHE

Incidenti preventivi

  • Il 12 agosto 2007, giorno prima dell’omicidio, una parente di Chiara, residente a Garlasco, viene soccorsa dal 118 per un tentativo di suicidio con farmaci, ma chiede esplicitamente che l’intervento non venga verbalizzato.
  • Poco tempo prima, viene anche investita da un’auto in circostanze mai chiarite.
  • Alcuni tra coloro che si occupano a vario titolo del caso, non escludono una forma di pressione psicologica o coinvolgimento ambientale, trattandosi di una ragazza legata a più protagonisti della vicenda (anche ad Andrea Sempio, indirettamente).

Questo episodio è citato nei verbali e nei resoconti giornalistici, ma non è mai stato ricollegato ufficialmente al delitto di Chiara. Rimane una coincidenza inquietante, tanto più se la si guarda in retrospettiva, alla luce della sequenza di eventi misteriosi che ha colpito Garlasco negli anni successivi.

Prove bestiali

Carlo Maccione, uno degli imputati nel caso delle Bestie di Satana, parlò durante un interrogatorio o in dichiarazioni successive di una “prova di coraggio” imposta prima di partecipare a un delitto rituale.

Dal libro Il male ha gli occhi verdi di Cesare Rimini e da altri documenti giudiziari (anche se poco accessibili pubblicamente), alcune testimonianze indirette raccolte da Don Aldo Buonaiuto della Comunità Giovanni XXIII, emergono descrizioni di rituali iniziatici nei quali, ai nuovi membri della setta, viene chiesto:

  • Di infliggersi del male (tagli, bruciature),
  • Di compiere gesti estremi,
  • Oppure di collaborare a violenze o delitti minori, come test di obbedienza e compromissione.

Queste “prove” servirebbero sia a creare assuefazione al Male, sia a vincolare psicologicamente il membro alla setta, riducendo le possibilità di dissociazione.

Collegamento ipotetico, non suggestivo

La cronologia degli eventi che precedono il delitto, il legame parentale diretto, la forzatura del fotomontaggio (il santino) in rosso e l’afferenza generale autoindotta con il caso del periodo successivo al delitto sono potenzialmente sovrapponibili ad un movente rituale: il sospetto che l’ambiente attorno sia saturo di elementi disturbanti, influenze, soggezioni o persino dinamiche settarie non è del tutto privo di fondamento, pur in assenza di prove penali.

Cogliere l’essenziale

Abbiamo già illustrato i segnali di fuoco lasciti sulla scena del crimine, tipo le mutandine (link sull’immagine).

Ebbene, oltre che agli eventi che precedono il delitto, occorrerebbe considerare anche quegli elementi che appaiono sulla scena di un delitto e che possono inizialmente sembrare strani, fuori contesto. Oggetti apparentemente casuali, simboli non codificati, posture insolite delle vittime, mancanza di moventi classici. In molti casi, la prassi investigativa si arresta, di fronte a questi segnali, classificandoli come anomalie marginali o dettagli trascurabili, anche in presenza di capacità professionali. E invece proprio quei dettagli, osservati con occhio diverso, potrebbero rivelare un contesto più profondo e inquietante: quello del delitto rituale o esoterico.

Il problema, però, è a monte. Non esiste oggi in Italia – se non in rari protocolli interni e sperimentali – una vera formazione specifica per le forze dell’ordine sul riconoscimento e l’analisi dei delitti rituali o settari. Né le scuole di polizia, né l’ordinamento giudiziario offrono strumenti adeguati ad affrontare crimini che sfuggono alle categorie comuni. La lettura dei simboli, il valore delle date, la ricorrenza di certi gesti o oggetti: tutto ciò resta fuori dalla griglia interpretativa degli inquirenti, che operano secondo una logica razionale e frammentata, perdendo spesso di vista il quadro d’insieme.

Ma il problema non è solo culturale: è anche giuridico. Oggi un crimine può essere perseguito solo per ciò che appare nei codici – omicidio, sequestro, occultamento di cadavere. Ma quando dietro l’atto vi è una matrice collettiva, ideologica, rituale, come si procede? Non essendoci una norma specifica, si colpiscono solo i reati materiali, non l’associazione che li ha concepiti e orchestrati.

Qualcuno ha già fatto notare che è la stessa situazione in cui si trovavano le procure negli anni in cui la mafia era ancora solo una “sensazione” o un sussurro. Senza il reato di associazione mafiosa, introdotto solo con l’articolo 416 bis del Codice Penale nel 1982, non sarebbe stato possibile smantellare alcun sistema criminale organizzato. Solo quando si è riconosciuta la specificità strutturata e culturale del fenomeno mafioso, si è potuto agire davvero.

Ecco perché, se dovesse emergere – come alcuni indizi suggeriscono – che il delitto di Garlasco, o altri casi apparentemente scollegati, siano espressione di una ritualità occulta o di una forma associativa settaria, servirebbe con urgenza:

  1. Una figura giuridica autonoma: una norma sull’associazione esoterico-criminale o rituale, che consenta di indagare i legami, le catene, le dinamiche di gruppo.
  2. Una formazione specifica per inquirenti, forze dell’ordine, periti e magistrati, in grado di riconoscere, isolare e interpretare simboli, dinamiche psicosociali, linguaggi occulti.
  3. Una rete di supporto multidisciplinare, in cui antropologi, psicologi, criminologi e storici delle religioni possano collaborare con chi indaga, evitando semplificazioni o derisioni.
  4. Una maggiore attenzione ai centri di culto cattolico antagonisti ultrà del Male.

Finché questo non accadrà, continueremo a indagare i reati di un mondo invisibile con gli strumenti del visibile. E rischieremo, ogni volta, di perdere l’essenziale. Ma questa cosa l’ho già sentita…

Sì, perché assassini che lasciano la firma e si fanno i selfie andrebbero acciuffati prima e più facilmente degli altri.

Elenco aggiornato di suicidi, o presunti tali, da parte soggetti aventi legami certi con l’attuale imputato ANDREA SEMPIO, avvenuti dopo l’omicidio di Chiara Poggi.

Conoscenza diretta

  1. 2010-11-23 – Ferri Giovanni, 88 anni – Garlasco (abitava vicino a Sempio)Gola e polsi tagliati
  2. 2012-03-23 – Cavallini Corrado, 46 anni – Garlasco – (Medico di base di Sempio e Ferri) – Iniezione letale
  3. 2016-01-30 – Pinna Sasha, 25 anni – Garlasco – Amico di Sempio e M. Poggi – Impiccagione strana
  4. 2016-03-25 – Bertani Michele 26 anni – Garlasco – Amico di Sempio e M. Poggi – Impiccagione strana

Contatti nel corso delle indagini

  1. 2013-03-25 – Braj Romeo, 37 anni, carabiniere – Vigevano – Suicidio annunciato: colpo di pistola