Si parva licet componere magnis
3
DA GARLASCO A COGNE, VIA BESTIE DI SATANA
Se nella seconda parte abbiamo accettato la sfida di guardare oltre le apparenze e di ascoltare ciò che la logica fatica a spiegare – interrogando simboli, coincidenze e presenze silenziose – è ora il momento di fare un passo ancora più audace.
La terza parte apre lo sguardo su una dimensione ancora meno definibile, dove i fatti non sono soltanto eventi, ma risonanze. È il territorio delle eggregore: forme pensiero collettive, energie psichiche che si alimentano di paure, traumi, ossessioni condivise. Sono atmosfere, campi invisibili, ma non per questo irreali, che si radicano in un luogo e lo segnano nel profondo.
È in quest’ottica che rileggiamo Garlasco e dintorni: come un nodo di eventi che si sommano e si richiamano, come se un’eco maligna si ripetesse in forme diverse ma con lo stesso suono di fondo. Forse coincidenze, forse attrazioni oscure. Di certo non solo statistiche.
Questa parte non pretende verità assolute. Ma offre una chiave interpretativa per chi ha il coraggio di non fermarsi alle versioni ufficiali e sente, sotto la cronaca, vibrare un’onda più sottile.
Benvenuti nel cuore profondo dell’anomalia. Dove gli eventi sembrano parlarsi, anche senza testimoni.
Terza parte
Un’indagine al buio su un delitto in una notte senza luna
Quando si scava troppo a lungo intorno a un fatto oscuro, capita che si allarghi il campo. Inizi cercando risposte nella cronaca, poi nella psicologia, poi nel comportamento collettivo… e infine ti trovi a sfiorare ciò che alcuni chiamano “piani sottili”. Non per adesione fideistica, né per fuga dalla razionalità, ma per curiosità critica, osservativa.
Non è il “paranormale” che ci interessa, ma ciò che, nel non-normalizzato, può dire qualcosa in più: le atmosfere, le ricorrenze, le stranezze, le paure condivise, i silenzi troppo lunghi. È così che sono arrivato, da Garlasco, alle riflessioni di Villanova e al concetto di eggregora. A partire da lì, e senza perdere mai il filo della concretezza, proviamo a raccontare quello che forse è invisibile, ma non per questo inesistente.
Nel mio percorso, superato il limite del “normale”, ho incontrato:
Villanova elabora una forma di pensiero che definisce “Tradizione Ribelle”, un mix di spiritualità precristiana, psicologia esoterica, simbologia, risonanza energetica e lettura non lineare degli eventi traumatici. Il tutto con un approccio molto diretto, personale, a tratti controverso, ma – in certi passaggi – inaspettatamente illuminante.
Precisiamo: io non aderisco acriticamente a nessuna di queste correnti, ma nemmeno mi chiudo, quando certi concetti aiutano a spiegare, evocare, o persino intuire qualcosa che la logica non sa più afferrare. Se c’è un segnale, un indizio, una coincidenza strana, proseguo: vado ad osservare anche oltre i 360 gradi, dovendo per farlo scendere o salire ad un piano diverso.
Il prossimo passo – per evitare fraintendimenti – è spiegare bene un paio di parole-chiave.
Dinamiche sottili – piani sottili
I termini “dinamiche sottili” e “piani sottili” si riferiscono a concetti esoterici e spirituali che descrivono aspetti dell’esistenza e della realtà non direttamente percepibili con i sensi fisici, ma che influenzano il nostro essere e il mondo che ci circonda. Questi concetti sono spesso associati a teorie sull’esistenza di corpi sottili e piani di esistenza che interagiscono con il corpo fisico e l’ambiente.
Dinamiche sottili si riferiscono alle interazioni energetiche e vibrazionali che avvengono tra i diversi piani e corpi sottili. Queste dinamiche influenzano il nostro benessere fisico, emotivo, mentale e spirituale. Ad esempio, si parla di “corpo eterico” che fornisce energia vitale e mantiene la salute fisica, e di “corpo astrale” legato alle emozioni e ai sogni.
Piani sottili sono i diversi livelli di realtà che coesistono con il piano fisico, ma che hanno una diversa natura vibrazionale. Questi piani sono spesso descritti come strati o dimensioni che interagiscono tra loro e con il corpo fisico. Esempi di piani sottili includono il piano eterico, astrale, mentale, spirituale, cosmico e nirvanico.
In sintesi, dinamiche sottili e piani sottili sono concetti che descrivono aspetti invisibili della realtà e dell’essere umano, legati a energie e vibrazioni che influenzano il nostro benessere e la nostra connessione con il mondo
– Eggregora
Un’eggregora, nel contesto esoterico e dell’occultismo, è un’entità collettiva, spesso considerata una forma-pensiero, generata dal pensiero condiviso e dall’energia mentale di un gruppo di persone che condividono un obiettivo, un ideale, o una fede. Questa entità, che può essere positiva o negativa, si manifesta come un campo energetico che influenza i membri del gruppo e, in alcuni casi, può anche agire autonomamente.
In altre parole, l’eggregora è:
Un aggregato di pensieri e sentimenti condivisi da un gruppo, che crea una sorta di entità mentale.
Il pensiero e le emozioni di un gruppo di persone che operano insieme, con un obiettivo comune, generano l’eggregora.
L’eggregora può influenzare i comportamenti, le emozioni e le azioni dei membri del gruppo, sia positivamente che negativamente.
In alcuni casi, l’eggregora può sviluppare una propria dinamica e agire in modo indipendente dal gruppo che l’ha creata.
Il concetto di eggregora sottolinea l’importanza del pensiero collettivo e delle emozioni condivise nella creazione di realtà e influenze a livello individuale e di gruppo: piano sottile non vuol dire “fantasioso”, così come eggregora non è una favola da cospiratori.
Esempi di eggregore:
Ognuno di questi contesti attiva forme-pensiero collettive, campi emotivi condivisi, vibrazioni potenti. Lo stesso – sostiene Villanova – può accadere in negativo, nei luoghi in cui si è consumata una violenza profonda. E il caso di Garlasco – lo vedremo – presenta una quantità sorprendente di “eco” di questo tipo.
– Eggregora “parassita”
Il concetto – non esoterico – di eggregora “parassita” corrisponde a una forma-pensiero collettiva degenerata che, anziché dissolversi dopo un evento, continua ad autoalimentarsi nel tempo, nutrendosi di attenzione morbosa, paura, dolore, sospetti, odio o ossessioni ricorrenti.
Non è un “fantasma” né un’entità personale: è un sistema energetico e psichico collettivo, generato da emozioni intense e spesso negative, che inquina il clima emotivo e relazionale di un luogo o di una comunità, portando a comportamenti ripetitivi o autodistruttivi.
Esempi di “eggregora parassita”, in contesti reali (non mistici), sono:
Abbiamo accennato prima al tifo calcistico come ambiente di formazione di eggregore. Ebbene, io credo che alcune curve ultrà nel calcio possano essere interpretate come forme di “eggregora degenerata”, in particolare quando si cristallizzano in dinamiche chiuse e distruttive, alimentate non più da passione sportiva genuina, ma da elementi come:
Alcune curve calcistiche diventano quindi eggregore degenerative, parassitiche: non vivono più della passione, ma si nutrono di sospetto, violenza rituale, paura del tradimento e odio per ogni alterità. Non cercano la verità del campo, ma la conferma eterna del nemico. Il tifo si trasforma così in un’identità tribale che difende sé stessa, anche a costo di negare il senso stesso del gioco e della fede sportiva stessa, in nome di altri interessi insani.
Questa non è una condanna generalizzata del tifo organizzato, che può esprimere valori profondi e positivi di coesione. Ma è un’analisi utile per comprendere quando un fenomeno collettivo si fossilizza e smette di servire chi ne fa parte, diventando una forma di autoconsumo emotivo.
L’esempio calcistico, pure fuori tema, è particolarmente adatto per spiegare a un pubblico scettico (che si interessa a esaminare il caso di Garlasco secondo gli aspetti irrituali di cui stiamo parlando) cosa si intende con “eggregora degenerata”, perché è visibile, concreto, spesso sotto gli occhi di tutti.
– E a Garlasco?
A Garlasco sembrerebbe essersi formata nel tempo una sorta di eggregora parassita: una nube invisibile fatta di dolore irrisolto, attenzione morbosa, silenzi, insabbiamenti, ossessioni, ipotesi oscure. Non si tratta di magia, ma di un campo psichico collettivo patologico, alimentato da:
Ma non si può non rimarcare il ruolo centrale e avvolgente che appare svolto dal Santuario della Bozzola come “eggregora parassita” principale sopra l’abitato di Garlasco, forse fino ad avvilupparla come unica entità “parassita”: “Una eggregora degenerata, di tipo parassitico: non cerca verità, ma sopravvive grazie alla rimozione, alla paura e al sospetto.“
– Astrale
Con “astrale”, nel contesto di ciò che stiamo trattando, intendiamo il livello collettivo non visibile, ma percepibile, in cui si accumulano emozioni, traumi, tensioni, impressioni e memorie condivise da una comunità o legate a un luogo.
Non si tratta di astrologia, né di paranormale, ma di un piano simbolico-psichico che agisce sotto la superficie dei comportamenti visibili. È come una memoria ambientale invisibile, una sorta di “clima emotivo storico” che può influenzare inconsciamente i pensieri, i gesti e persino le vicende di chi vi vive.
Espressioni alternative del concetto possono essere:
Come in una città dove è avvenuto un genocidio o un disastro, si dice che “si respira ancora quell’aria”, così anche in luoghi come Garlasco si avverte qualcosa che non si vede ma permane, e che a volte sembra riemergere sotto forma di eventi inspiegabili o malesseri diffusi.
– Livelli
I “Piani sottili” vengono suddivisi in quattro “livelli”:
Perché è utile parlarne
Non è necessaria la fede occulta per comprenderli: basta osservare fatti noti (tifosi che si scatenano, gente che piange dopo un concerto, comunità che si agita durante un omicidio).
Questi livelli sottili spiegano:
Esempio semantico
Contesto | Esempio piano 1-4 |
Partita importante | Migliaia di persone, cori, gesti (1); rabbia o gioia intensa (2); stadio “trasformato” da energia collettiva (3); orde che urlano come un solo organismo (4). |
Garlasco | Evidenze e corpi (1); rancori, ossessioni, traumi (2); luogo “vivo” emotivamente, con memorie violente (3); attenzione mediatica alimenta un’eggregora “scatenata” (4). |
Non serve “credere” nei piani sottili per sentirne la suggestione. Osservando Garlasco con queste lenti, si scopre che la tragedia non è solo un evento, ma un processo che continua, si estende, contagia. Un processo che, forse, sta cercando risoluzione proprio nel riconoscimento di ciò che è invisibile, ma palpabile.
Nel linguaggio esoterico e psico-energetico, i piani sottili sono livelli non materiali della realtà che coesistono con quello fisico. Ogni piano agisce con un tipo specifico di energia o coscienza:
Piano sottile | Caratteristiche | Relazione con il crimine (es. Garlasco) |
1. Fisico/materiale | Il mondo tangibile, visibile, delle prove, corpi, oggetti, azioni meccaniche. | Scena del crimine, tracce biologiche, arma, luogo, testimoni. |
2. Psico-emozionale individuale | Emozioni, traumi, desideri inconsci, memorie individuali, pulsioni. | Ossessioni del colpevole, rimozioni, ferite interiori dei protagonisti coinvolti. |
3. Astrale collettivo | Archetipi, forme-pensiero, memoria emotiva dei luoghi, coscienza collettiva. | Il luogo “impregnato” di energia violenta, familiarità di altri eventi, tensioni sociali. |
4. Entità non incarnate | Presenze astrali, parassiti energetici, “eggregore” autoalimentate. | Influenze che amplificano la negatività, attraggono nuove disgrazie, confondono le coscienze. |
Parlare oggi di “dinamiche sottili” non è un salto nel vuoto: è un modo per dare ordine a una serie di fenomeni strani, ripetuti, mal spiegati. Il caso Garlasco, più che un enigma liminale, diviene un laboratorio emotivo e simbolico, dove ogni piano agisce e reagisce, rendendo l’evento ben più complesso di un singolo gesto criminale.
(Una lettura energetico-simbolica del caso e del contesto)
Visibile – concreto – forense
Tutto ciò che è documentabile, rilevabile dagli inquirenti o percepibile da chiunque.
Esempi:
Il piano materiale non mente, ma è spesso contraddittorio.
Traumi, ossessioni, desideri repressi, angosce
Il vissuto intimo di chi agisce, subisce o osserva. Sotto la superficie, stati emotivi potenzialmente detonanti.
Esempi:
Non si può, leggendo l’elenco precedente, non ritrovare molti elementi riscontrati nella vicenda delle Bestie di Satana: dove si generano i “gusci astrali” personali-famigliari, come li chiama Villanova, le emozioni forti non elaborate cercano una via d’uscita.
Memoria ambientale – energia del luogo – inconscio sociale
Garlasco ha visto, negli anni, ripetizioni inquietanti di tragedie, scomparse, disturbi, suicidi. Il luogo trattiene e restituisce.
Esempi:
Quando un luogo non dimentica, trasforma il dolore in campo morfogenetico attivo, come direbbe Sheldrake: le memorie non dette si sedimentano e riemergono.
Energie autonome create dal trauma e alimentate dall’attenzione
Quando il dolore è ignorato o mediatizzato senza verità, nasce un’eggregora — una forma energetica che vive e agisce, e non sparisce.
Esempi possibili:
Come il “clima di folla” in uno stadio o durante un linciaggio verbale, l’eggregora si auto nutre. Se non trova pacificazione o catarsi, replica sé stessa. Si crea una complicità inconsapevole nell’ambiente o nei testimoni, nessuno denuncia, tutti sottovalutano. L’omertà non è solo culturale, ma psicomagica: “l’ambiente sa”, ma tace.
Schema riassuntivo
Piano sottile | Cosa rappresenta | A Garlasco si manifesta in… |
1. Fisico | Elementi concreti | Cadavere, oggetti, sangue, prove, sacchetto con abiti |
2. Emotivo | Dolori individuali | Anoressia, crisi esistenziali, suicidi, silenzi familiari |
3. Astrale collettivo | Clima ambientale | Suicidi seriali, tensioni nel paese, ritualità inconsce |
4. Entità / eggregore | Energia autonoma | Attrazione morbosa, risonanza del caso, blocco irrisolto |
In un video didattico, Villanova descrive la genesi invisibile di eventi traumatici, come segue:
“Il corpo, la scena visibile, è solo l’effetto finale.”
La zona, la comunità stessa, diventa partecipe e permeabile.
“Parassiti astrali” che spingono verso il compimento del gesto.
Esempi possono essere:
1 – Livello fisico
Scena del crimine ambigua, oggetti fuori posto, modalità dell’aggressione poco coerente.
2 – Piano psico-emotivo individuale
3 – Piano astrale collettivo
4 Entità / eggregore
Ho scritto queste righe perché mi è parso evidente che il caso Garlasco non sia solo un enigma giudiziario, ma un frullatore sottile di tensioni invisibili. A prescindere dalla verità sull’omicidio, il caso ha scoperchiato un mondo collaterale impazzito: dinamiche affettive sommerse, corti circuiti comportamentali, reazioni mediatiche irrazionali, suicidi a catena, e il misterioso ruolo del Santuario.
Forse siamo entrati – senza accorgercene – in uno spazio sottile, dove realtà e simboli, psicologia e spiritualità, colpa e destino si intrecciano. Un luogo dove l’energia resta. E chiede ancora risposta.
Ho imparato, insieme a voi, questo nuovo termine: eggregora. Abbiamo visto che essa nasce da un pensiero condiviso, che può evolversi in costrutto positivo o degenerare in spirale parassitica. Garlasco – come tanti luoghi segnati da un trauma pubblico – sembra ospitare un’eggregora che non cerca verità, ma sopravvive nutrendosi di incertezza, omertà, disinformazione e dolore mai elaborato.
Il nostro intento non è spiritualizzare a tutti i costi l’enigma, né razionalizzarlo forzatamente. È osservare – anche “oltre i 360 gradi” – come un evento, un crimine, una morte, possano generare forme persistenti che attraversano il tempo, le persone e i luoghi. Un campo, visibile o invisibile, che continua a esigere attenzione, memoria, e forse, finalmente, verità.
Nella pianura tra Garlasco, Vigevano e Pavia – un’area apparentemente anonima, fatta di cascine, risaie e case basse – si è consumata, silenziosamente, una lunga sequenza di morti violente, inquietanti, irrisolte o inspiegabilmente dolorose.
A partire dagli anni ’90, un filo oscuro sembra attraversare questa porzione di Lomellina: una costellazione di suicidi atipici, omicidi senza colpevole, sparizioni mai chiarite, perfino un tentato accoltellamento con sopravvivenza miracolosa. I nomi sono molti. I casi si ripetono. Le circostanze, spesso anomale. I luoghi, quasi sempre vicini. Ma soprattutto, una certa atmosfera stagnante, opprimente, impalpabile, che aleggia su tutto questo.
Non è superstizione, ma osservazione empirica: sembra proprio di ritrovare gli effetti una eggregora, come abbiamo accennato – un accumulo energetico negativo, nato dalla paura, dall’odio, dall’occultamento della verità – pare essersi formata e sviluppata attorno al cuore simbolico di questi eventi: Garlasco, con l’omicidio di Chiara Poggi come nodo centrale.
Dopo la condanna definitiva di Alberto Stasi nel 2015, qualcosa cambia: non si registrano più eventi simili. Come se quella lunga scia di sangue e dolore avesse avuto un punto di cessazione. Come se l’“offerta” fosse stata completata, l’equilibrio (o squilibrio) ripristinato.
Il dato, se non spiegabile, resta visibile. E merita attenzione.
LA MAPPA
Rosso = omicidio – Nero = suicidio – Nero bordato rosso= Suicidio anomalo – Bianco bordo nero=Causa morte diversa – Grigio bordo nero=Tentativo di omicidio o suicidio – Grigio bordo rosso = Rapimento/sparizione – Triangoli = collegamenti diretti con indagini su delitto Poggi (numeri dal 23 al 27).
Elenco aggiornato di morti violente, suicidi e casi oscuri (1990-2016)
Sono compresi in questo elenco tutti gli omicidi e suicidi avvenuti in provincia di Pavia (più Castel San Giovanni) che non sono stati definitivamente risolti con colpevole e movente accertato. Non sono riportati i decessi per incidenti stradali che, comunque, nello stesso periodo e per la sola Lomellina, ammontano a oltre 50: numero molto alto rispetto alla densità media nazionale, ma è una zona con strade che inducono alle alte velocità e nella quale erano presenti molte discoteche…
MORTARA
Mortara si trova in piena Lomellina, sulla linea ferroviaria Pavia-Vercelli, ed è il quarto comune della provincia di Pavia per numero di abitanti dopo Pavia, Vigevano e Voghera. Il suo nome viene fatto risalire al latino”Mortis Ara”, ossia “Altare della Morte”. Da Garlasco a Mortara non è che una manciata di chilometri. Quanto basta per restare dentro un cono d’ombra, dove perfino i toponimi sembrano suggerire antiche suggestioni.