Dialoghi improbabili

Bernabè, chi era costui?

Ieri sera, fuori col cane, ho avuto modo di sentire questo breve dialogo tra frequentatori di lungolago.

N°1 – Sulla caduta del governo Conte… credo che il governo Conte stesso, alla fine, abbia commesso una serie di errori che hanno portato alla caduta del governo … con la constatazione che non c’era una maggioranza che consentisse di sostenere il governo, quindi io credo che sia molto poco utile… che sia più utile concentrarsi sui problemi che devono essere affrontati e da questo punto di vista credo che Draghi abbia le capacità di cambiare con le persone che ha scelto, ma soprattutto ha l’esperienza per realizzare completamente tutta una serie di progetti, sia quelli del recovery fund, sia le riforme che sono poi la parte sostanziale che serve al paese per rimettere in moto l’economia. Ecco, da questo punto di vista io credo che il metodo Draghi sia un metodo di lavoro serio, da questo punto di vista credo che alcuni segnali li abbia già dati…”

N° 2 – Per esempio…   

N°1 – Beh, per esempio il fatto di convocare il Consiglio dei ministri alle 9 invece che alle 11 di sera, come faceva il governo precedente, perché alle 11 c’è poca gente lucida, per quanto brava sia, dopo una giornata faticosa passata a lavorare: quindi alle 9, con l’agenda ben definita e con i compiti dei ministri ben assegnati, ecco io credo che sia più facile lavorare…

N° 2 (Con ironia, rivolto al N° 3) – È stata una delle caratteristiche di questo governo Conte, che era sempre in ritardo su tutti gli appuntamenti che venivano dati non solo ai giornalisti ma anche all’ opinione pubblica… E poi queste questi Consigli dei ministri che si facevano a tarda notte e in effetti, forse, è meglio decidere quando si un po’ più freschi e lucidi…”

N° 3 – Ma, non so se è una battuta, ma se mi state dicendo che abbiamo cambiato un governo dentro la pandemia per cambiare l’orario dei consigli dei ministri, continuo ad avere dei grandi dubbi su questo cambio, soprattutto sulle motivazioni, dopo di che se si fa un discorso serio, beh, allora certo che Draghi è bravo…”

Forse non vi sarà parso un discorso da lungolago, un po’ per il contenuto equilibrato, ma specie per il linguaggio, così articolato e sintatticamente corretto.

E, in effetti, non è vero che ho sentito quel discorso mentre ero fuori col cane. L’ho sentito, così, registrato parola per parola, ma in TV, dalla Gruber a Otto e mezzo. Il N° 1 era in realtà Franco Bernabè, economista, pluridecorato dirigente pubblico (Telecom), presidente negli anni di tante istituzioni, esponente di spicco di quella classe dirigente del paese che ci ha portato a questo punto, e, secondo alcuni giornali, addirittura papabile ministro nello stesso governo Draghi.

Il N° 3 era un semplice ma indipendente giornalista che, riportate le incredule sopracciglia in posizione di riposo e trattenuta a stento la sghignazzata incipiente, ha saputo rispondere con calma, riposizionando il surreale eloquio a battuta, che non ci è dato sapere quanto consapevole sia stata.

A me invece, a parte il disgusto per l’imbarazzante exploit, sono aumentati i già espressi dubbi sulla reale motivazione della crisi, anche perché nel frattempo sono state prontamente ammainate le bandierine pretesto della crisi.

Indipendentemente da tutto, un risultato Draghi lo avrà ottenuto: gli undici ministri del precedente governo, riconfermati, non mostrano più quelle brutte occhiaie da ore piccole…

PS – Oggi ho saputo, sempre dalla TV e nella persona della nota gaffista seriale Letizia Moratti, che Soncino, col suo celebre castello medievale, è passata dalla provincia di Cremona a quella di Mantova, forse a seguito di riforma sanitaria di Regione Lombardia. E non siamo sul lungolago. Io, di un assessore alla sanità lombarda che non sa dov’è Soncino, non mi fido, neanche per fare la spesa: potrebbe sbagliare strada.

 

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