LA ROVINA DEI POPOLI

Capita che ci si ponga una domanda, che si cerchi una spiegazione e che non si trovi nulla o nessuno che possa darci una risposta. Che siamo gli unici a occuparci della questione?  Che il problema posto sia frutto di una nostra farlocca esigenza? Poi capita di leggere la recensione di un libro che pare fatto al caso nostro, di non poterci credere, di leggerlo e di trovarvi tutte le risposte e tutte le spiegazioni, naturalmente fornite di rigorosità scientifica, di riferimenti inconfutabili e di una bibliografia inimmaginabile: c’è qualcuno che si è posto la nostra stessa domanda ed ha saputo scriverne un libro!

Un approccio per interpretare e capire le società umane e la loro storia può essere quello di osservarle e inquadrarle come divise in due strati, uno produttivo, i PRODUTTORI, che lavora e genera beni che consuma solo in parte, l’altro, i CONSUMATORI, per lo più appartenenti alle classi alte, che assorbe il surplus di beni generato dai PRODUTTORI.

Partendo dalle più antiche e lontane popolazioni per giungere sino a quelle contemporanee e vicine, ormai stabilmente conformate a NAZIONI dopo un lungo periodo “imperiale”, l’osservazione consente di riscontrare come, al verificarsi di talune condizioni politiche ed ideologiche, i CONSUMATORI possono elevare talmente il proprio livelli di consumo da sottrarre ai PRODUTTORI le risorse necessarie al loro mantenimento, riducendone lo spazio e impedendone lo sviluppo, che tornerebbe ancor più utile ai CONSUMATORI in modo circolare, visto che meglio lavorano i PRODUTTORI, migliori e maggiori sono i prodotti che possono raggiungere i CONSUMATORI.

Quando ciò si verifica e si protrae a lungo, il settore dei PRODUTTORI viene progressivamente eroso, implode e l’intera società cade in completa ed irreversibile rovina.

Questa ‘sindrome autodistruttiva”, a mia memoria, non è mai stata inquadrata organicamente sui libri o nelle lezioni di storia, se non marginalmente ed occasionalmente. Generalmente, nel raccontare la storia di un popolo, se ne approfondiscono le vicende belliche, le conquiste scientifiche, la lingua, le opere d’arte e tanto altro ancora; se ne celebrano lo sviluppo, il fulgore e la supremazia, mentre la decadenza e la scomparsa, talora improvvisa, vengono solamente registrate e catalogate senza descriverne le ragionevoli cause.

Invece l’annichilimento delle civiltà “misteriosamente scomparse” può essere ben spiegato dal fenomeno di “sbilanciamento” PRODUTTORI-CONSUMATORI accennato all’inizio; possiamo addirittura coglierne anche il verificarsi attuale, ai giorni nostri, ponendovi la necessaria attenzione, liberandola dalla condizione “ideologica” cui è costretta: per capire dove ci troviamo, cosa ci circonda e la destinazione cui siamo avviati, occorrerebbe sollevare il periscopio appena sopra il livello del mare che ci sommerge e osservare, disincantati, pronti anche a spiegazioni che non ci piacciono.

Ed è a questo proposito che, ancor prima di passare all’esame della questione posta ed a trarne le relative conclusioni, viene naturale anticipare una lettura trasversale agli eventi da indagare (le cause della fine) che aiuti a capire l’evolversi del fenomeno di decadenza e scomparsa di un popolo apparentemente inspiegabili: si tratta appunto della non accettazione della realtà e dell’impossibilità quindi di comprenderla e porvi rimedio.

(segue)