Si parva licet componere magnis
COSI' COMINCIA IL MALE?
Un post scriptum a TRAMA OSCURA
Alla fine, la vicenda narrata stimola una riflessione, collaterale: quanto male dobbiamo accettare per poter vivere in pace con noi stessi e con gli altri? E quanti torti restano impuniti quando la società vuole in prevalenza dimenticare?
Tale riflessione poggia su tre temi:
La riflessione, durante la ricostruzione e la narrazione dei fatti, si intrometteva ogni tanto nella stesura del testo; e mi accorgevo che la prosa che ne scaturiva sembrava dialogare più con la mia coscienza che con il futuro lettore.
Certo non la mia capacità di scrittore casuale, ma i fatti, da soli, hanno costruito una certa tensione nel racconto; ciò non solo con dei colpi di scena, ma con la sospensione del non detto.
Il titolo stesso — Trama Oscura — indica un’attività tortuosa e coperta, volta al conseguimento di fini poco chiari, anzi, con quell’aggettivo, del tutto privi luce: la normalizzazione del male e della colpa taciuta dietro la rispettabilità. Può essere?
Certo, “rispettabilità” è un termine che ne racchiude tante: verso gli alleati vincitori, verso la borghesia, verso la chiesa, verso i militari, verso la propria, individuale e collettiva.
Mentre negli anni Cinquanta, all’altra parte, di rispettabilità ne era riservata poca o affatto; e ricordo bene, per quanto allora bambino, di sentir talvolta parlare dei partigiani come temerari giustizieri, sì, ma purtroppo colpevoli di certe sequenze di reati comuni.
Ma, lasciamo la rispettabilità per tornare al non detto, all’oscuro, alle trame, al titolo.
Non conoscevo Amleto, se non per citazioni scolastiche e per quella sua fama di principe esitante. Ma é stato stato leggendo un romanzo spagnolo – Así empieza lo malo di Javier Marías, tradotto in italiano come Così comincia il male – che mi sono accorto di avere camminato per anni dentro la stessa ombra: quella di una verità conosciuta ma taciuta, di un male che non esplode, ma si deposita lentamente nella memoria degli uomini.
Il titolo di Marías viene infatti da una battuta di Amleto: “Così comincia il male, e il male ancora non è finito.”
È una frase terribile e limpida.
Dice che il male non nasce dai delitti, ma dal silenzio che li segue e che, dal momento in cui si decide di non vedere, di non disturbare la pace con la verità.
Nel romanzo di Marías il protagonista osserva, indaga, scopre le colpe nascoste sotto la facciata della Spagna franchista. Ma non denuncia, non agisce: come Amleto, rimane testimone, non giudice. E quel mondo, pur “democratico”, è ancora malato del proprio passato, come una ferita chiusa ma non curata.
Quando scrivevo Trama Oscura non avevo certo in mente Shakespeare, ma sentivo lo stesso respiro. La mia indagine partiva infatti da un delitto rimosso, da una pagina scomoda del dopoguerra italiano, e si muoveva dentro un intreccio di complicità e di oblii. Fino a scoprire, alla fine, che la mistificazione, la trama, prosegue fino ai giorni nostri, consapevolmente o meno non importa, arrivando all’inverosimile, quando, dopo ottant’anni di democrazia, si persevera nella menzogna individuale e collettiva e nel voler piegare la Storia a quel male.
La “trama oscura” è appunto questo: il tessuto di silenzi e convenienze che lega i vivi ai morti, i colpevoli agli innocenti, la verità alla paura.
Non serve conoscere Amleto per riconoscere quella notte dell’anima: basta vivere in un Paese che ha scelto di dimenticare e ancor oggi di mentire a sè stesso.
E forse il male di cui parla Marías, quello che comincia e non finisce, è proprio questo.
Non l’omicidio, ma la pacificazione troppo rapida; non il sangue, ma la menzogna normalizzatrice.
In fondo, ogni epoca ha la sua trama oscura: quel reticolo invisibile in cui la verità rimane impigliata.
Il compito di chi scrive, e forse anche di chi ricorda, è soltanto questo: illuminare la strada della Storia, anche con il contributo di una piccola luce.