I DIARI DI DANTE

II
QUADERNO II
Scritto a Cavtat - Ragusa dall'11 ottobre 1941 all’11 novembre 1941
Periodo narrato compreso tra il gennaio 1916 e l’agosto 1940
Aggiunta della sovracopertina: Hvar - Zavala - Stazione il 21 giugno 1942

AVVERTENZE

Il testo dei Diari di Dante è riportato su una colonna principale, affiancata a destra da due colonne di raffronto e complemento, nelle quali sono riportati gli stralci di due testimonianze “speciali”: sono quelle lasciateci da chi ha condiviso da vicino con il papà quelle tragiche vicende: in particolare con quelle di Sergio Quaglino e di Luciano Scalone. Il primo è stato un ufficiale che ha scritto un libro di assoluta valenza memorialistica storica, descrivendo fatti, luoghi e persone coniugando in un perfetto equilibrio la passione determinata dagli eventi con il manifestarsi di questi nel loro contesto storico-militare. Il secondo un semplice ragazzo del Sud gettato nella tragedia, che ha sentito il bisogno e realizzato il forte desiderio di raccontarne la sua partecipazione, con sincerità di sentimento e semplicità di linguaggio.
La disponibilità di tali elementi di riferimento storico-fattuale ha reso l’attività di trascrizione dei Diari di Dante ancora più emozionante ed ha conferito ad essi un più consistente valore memorialistico, attraverso confronti, chiarimenti e contestualizzazioni di fatti, luoghi e circostanze.
Su PC e tablet, il testo del diario e il contenuto delle colonne a lato sono visibili affiancate, per quanto possibile cronologicamente, mentre su smartphone le note appaiono alla fine di ciascun blocco.
Nelle colonne di raffronto e complemento, il racconto di Dante è affiancato e correlato a destra anche da:

– Cronologia essenziale internazionale
– Note esplicative o a commento del testo
– Collegamenti esterni o ad altri articoli interni sullo stesso tema (Categoria “EXTRA”, per esempio)
– Immagini e mappe

Il collegamento tra il contenuto dei Diari e quello dei due testi principali di raffronto è segnalato con una nota (in apice) solo se il nesso è specifico e circostanziato, altrimenti il raffronto è lasciato alla cura ed all’interesse del lettore con l’ausilio delle date, evidenziate all’uopo in grassetto su tutti e tre i testi.


Il collegamento tra parti del contenuto del testo dei Diari
ed elementi presenti nelle colonne di raffronto e complemento (comprese parte delle immagini) è segnalato da una sottolineatura.  Alcuni elementi presenti nella colonna di complemento (comprese alcune altre immagini) hanno invece solo un riferimento generico con il racconto e sono quindi privi di un collegamento specifico.
[NdT] indica una “Nota di Trascrizione” breve inserita direttamente nel testo.
Qui di seguito sono riportati ulteriori formati utilizzati per ulteriori contenuti.
Le fotografie e le cartoline della Raccolta personale di Dante hanno il bordo e la didascalia di color cremisi.

Cronologia essenziale

Note e commenti a margine della trascrizione dei Diari e della consultazione degli altri testi, delle fonti e delle immagini. Se numerate (tra parentesi), si riferiscono ad una nota relativa al testo del racconto di Dante.

(1) – Riferimento numerico in apice – Note relative a personaggi citati nel testo dei Diari

Testo tratto dal libro del Ten. Sergio Quaglino

Testo tratto dal libro del Bers. Luciano Scalone

LE LICENZE D'AGOSTO

IL RACCONTO
Agosto 1940

Rosa e Dante sono contenti di essere vicini e Dante le riassume tutto il suo passato e in poco tempo arrivarono le due. Andiamo a letto e si cerca di prendere sonno, ma, per la felicità di essere a casa, a tutti e due è impossibile dormire.
Domenica
4 agosto,
al mattino, tutti a prepararsi per lo sposalizio della sorella. Dante e Livio vanno alla stazione ad aspettare lo zio frate; con lui, una volta arrivato, andiamo dal parroco che già era avvisato e tutti poi si riunirono nella casetta, aspettando l’ora per avviarsi in chiesa. Livio e Luisa si sono sposati, la chiesa è piena di gente, lo zio frate, con un lungo vangelo, ci tratteneva in chiesa.
Siamo al Monastero, tutti contenti e ci siamo messi a tavola. Dante si tratteneva di servirsi di tutto per aspettare in ultimo e riempirsi di dolci e così Dante, soddisfatto di tutto, terminava il pranzo in compagnia di altri signori e diverse fotografie furono fatte. Lo zio fu accompagnato alla stazione, venne notte e, dopo un pochino di cena, Rosa e Dante salutarono la sorella sposa e la sua famiglia e si avviarono alla loro casetta.
Viene mattino: Rosa e Dante si alzarono tutti pieni di sonno avendo chiacchierato per quasi tutta la notte. Dante accompagna la sorella alla stazione, dovendo lei ritornare al lavoro a Milano e Dante nelle sue poche ore libere va a salutare i parenti. Dante ritorna e al padrone di casa dice che per San Martino la sua casa sarebbe stata vuota, se la doveva affittare ad altri.
L’ora è giunta, Dante si prende il treno e va a raggiungere il suo reggimento. Un viaggio bellissimo e Dante, contento, si trova coi compagni. Scrive alla sorella e alla Gilda, che già sapeva tutto.
L’11 agosto
arriva l’ordine per il reggimento di partire e il 12 mattina si parte per Bussoleno su un lungo treno dove si carica tutto, ma non si sa dove si va. Per due giorni e una notte si viaggia col treno e il
giorno 13,
verso sera, siamo arrivati a Gorizia, dove il treno fece manovra per fermarsi su di un binario morto, dove sostò tutta la notte.
Il giorno 14
mattino, di nuovo il treno si incamminava per San Daniele del Carso e lì si scaricò tutto in un pineto, dove abbiamo piazzato le tende. Subito le mie notizie alla sorella Rosa, alla Gilda e ai parenti. Sempre coraggio: ci fanno passare tutte le strade più brutte con quella trappola di biciclette, le solite istruzioni, alla sera fuori di pattuglia nelle vigne e lì anche alla ricerca dell’uva.
Il 18 agosto
arriva una circolare che consente di dare una licenza breve a tutti i militari meritevoli. Dante non parlava, perché erano pochi giorni che era stato a casa, pazienza! Ebbene, senza parlare, Dante, il giorno
20 agosto,
scendeva dal treno dalla stazione di Milano senza sapere dove la sorella abitava; però sapeva che stava proprio vicino alla stazione centrale ed in due domande trovava la sua abitazione in via Sammartini. La sorella non avrebbe mai immaginato la mia visita e l’improvvisata fu fatale. Subito Dante avvisava la Gilda e anche la Giuditta che già si credevano alla svelta fidanzate con Dante.
Avviene che la sorella Rosa è amica della Pina, che Dante trovava con Rosa al suo arrivo.
Il giorno 21
la Pina, libera da tutto, andava ancora dall’amica Rosa e passava con lei il pomeriggio. Dante si mise a chiacchierare di una cosa dell’altra e cosa le vado a dire? «Lascio la Giuditta e mi prendo voi!» E lei, non so, incantata: «Sì, sì!» E così Dante, si fidanzava con Pina in presenza della sorella, contenta sapendola una buona ragazza. La Pina teneva il suo fidanzato in Albania, ma con la sua fiducia, a bocca, assicurava Dante che ormai non c’era più nessuno per lei, fuorché me.

RIFERIMENTI
Abbiamo una fotografia del matrimonio della sorella Luisa, il 4 agosto 1940. Sono identificabili: 1 - la sorella Rosa; 2 - Dante; 3 - Elvira, la mamma di LIvio; 4 - La sorella Luisa, la sposa; 5 - lo "zio frate", Raffaele, fratello del papà di Dante, che ha celebrato la cerimonia; 6 - Livio, lo sposo. Il luogo si trova in Località Monastero di Stradella. ed è riconoscibile anche oggi (vedere immagine sottostante).
Il cortile in fondo a via Monastero a Stradella, oggi. La V rossa indica la prospettiva approssimativa dello scatto fotografico.

Piuttosto nei Balcani…

Piuttosto nei Balcani c’è qualcosa che non convince.
Infatti, verso il 7 di agosto viene in ordine improvviso di spostamento sulla frontiera jugoslava, ove potrebbe anche verificarsi la necessità di un nostro impiego bellico. Fervono immediatamente i preparativi per il trasferimento del reggimento, che dovrà effettuare il suo spostamento in ferrovia. Pochi giorni dopo a Susa un convoglio ferroviario, o meglio una tradotta, è pronta a ricevere uomini e materiali. Sono state predisposte alcune carrozze viaggiatori, molti carri bestiame e alcuni carri asolo pianale per gli automezzi. Si parte. A Torino, dove il treno fa una sosta, convengono alla stazione molti parenti e familiari dei bersaglieri per porgere loro un saluto prima che raggiungono la nuova destinazione. La tradotta prosegue il suo viaggio, fermandosi ogni tanto in qualche stazione per dare la precedenza a convogli più veloci o più importanti.
A Mestre, fuori stazione, una lunga sosta. Una signora attraversa lentamente i numerosi binari per avvicinarsi al treno. È la consorte del colonnello comandante, che è venuta a salutare non solo il marito, ma anche i bersaglieri del 4°, che seguiranno il colonnello Scognamiglio nella buona e nella cattiva sorte del reggimento.


L’estate del 1940

Per il reggimento, attendato a Villar Focchiardo, il mese di luglio trascorre in piena tranquillità, impegnato però in un intenso addestramento sulle varie forme di impiego della specialità e di amalgama in tutti i reparti tra bersaglieri di leva e richiamati. L’attività addestrativa comprende pure esercitazioni di tiri individuali e di reparto, nonché marcia in bicicletta per allenare intensamente gli uomini allo sforzo prolungato, e ciò anche se le operazioni sul fronte francese, terminate da alcuni giorni, siano già servite come breve messaggio di prova delle possibilità di impiego del reggimento, del rendimento e del grado di addestramento dei reparti, delle capacità e del valore dei singoli comandanti in determinati momenti. 


La visita di Umberto II
Nel pezzo che segue, Quaglino si concede ad una ossequiante retorica. Come per altri stralci che seguiranno, ci si pone la domanda: quanto scritto rispecchia il sentire e la retorica di allora (1940) o, conservato come tale, (anche) quello di quando ha scritto il libro (1985)?



L’augusto Ospite

Una importante notizia mette qualche giorno dopo improvvisamente in fermento il reggimento: l’annuncio della imminente visita di sua altezza reale il principe di Piemonte alle truppe che hanno operato sul fronte francese e quindi anche 4o bersaglieri. Infatti il giorno seguente, una magnifica giornata di sole, tutto il reggimento è schierato in attesa dell’augusto ospite. Sono veramente splendidi questi bersaglieri, inquadrati in modo perfetto, che presentano le armi, con i loro piumetti ondeggianti alla brezza di luglio, in mezzo al verde intenso dei prati che circondano Villar Focchiardo!
Una breve sfilata di corsa ed un ridotto saggio ginnico sportivo chiudono la giornata. A sera il principe di Piemonte rimane molto volentieri a mensa con gli ufficiali del reggimento, nel modesto ristorante del posto la Giaconera, mentre sullo spiazzo antistante la fanfara dà concerto fuori ordinanza.

VERSO LA GRECIA

IL RACCONTO
Settembre 1940

Terminata la licenza, Dante parte tutto contento lasciando la sorella e la Pina. Dante, giunto dai suoi amici, tutto rammentava della sua licenza. Dopo pochi giorni Dante riceveva notizie della Pina dalla sorella: la busta conteneva anche una foto di noi tre, ché a caso ci avevano preso a passeggio per Milano, nella passeggiata fatta la domenica di licenza. Dante lasciava la Giuditta e, a pensiero sicuro, pensava alla Pina, con la quale sempre sì scrivevano. Sotto la tenda si incominciava a starci male e la pioggia continuava. Viene l’autobagno (1), si fa il bagno e si disinfetta tutta la nostra roba; poi si va accantonati in una rimessa a Crusevizza, un paesetto lì vicino. Dante arrivava al suo corpo il giorno
26 agosto e il 30
si andava accantonati. Dante e tre compagni trovavano il posto per dormire su una cascina proprio vicino alla rimessa dove stavano gli altri compagni. Candele non ce n’erano e alla sera avevano bisogno di un po’ di luce. Cosa abbiamo fatto allora con un boccettino? Abbiamo fatto un lumino e avviene che Dante e l’amico Barbero mettono la benzina nella boccetta che si trovava ormai vuota. Dante teneva in mano la boccetta, ma ad un tratto prende fuoco tutto, col rischio che poteva prendere fuoco anche tutta la cascina. Ma i due bersaglieri, con coraggio prendevano la coperta e spegnevano il fuoco. Dante, nella fretta, non si era neanche accorto che aveva il fuoco nella mano sinistra, ma, bruciata la prima pelle se ne accorse e allora Dante si metteva la mano in tasca: la mano si salvò, ma dal bruciore si vedevano le stelle. Subito la padrona mi copriva la mano di olio, ma ormai la mano faceva ballare Dante, sebbene non ci fosse musica e tutta la notte la passai con la mano in una gavetta di acqua. Ma il male aumentava sempre e Dante non voleva far sapere niente a nessuno. Dopo due giorni,
3 settembre,
portando io la mano fasciata, il sottotenente Tonti, che da pochi giorni comandava il plotone, mi vide e per forza gli ho narrato il fatto; così mi mandava subito dal dottore e anche questa passò, anche se per tutto il mese mi sono portato la mano fasciata. Istruzione sempre tutti i giorni, ma da mangiare un fulmine! Tre pagnotte al giorno, pane ce n’era in avanzo, la mucca che c’era nella stalla continuava a mangiare il pane che noi avevamo in più. La bella sera del
29 settembre
tutti giù a dormire. Dante si sente chiamare e corre giù, dove lo cercava il suo tenente, dicendomi: «Domani mattina ti prepari tutta la tua roba e ti lavi in ripostiglio, che devi andare via!» Niente di male, va bene, ma roba da matti! Gli amici subito fecero domande, ma tutti si pensava in bene. Già da quindici giorni stavamo lucidando tutto, la voce era che si andava a Torino e null’altro si pensava. Viene il mattino, da qualche portaordini corre la voce che si va ad Ancona. Appena dopo il rancio, su di un camioncino eravamo in sei e un ufficiale, andiamo al comando di reggimento a San Daniele, dove c’erano altri del XXIX e del XXXI e tutti assieme si parte. Alle due eravamo a Trieste e qui siamo sicuri che si parte per Ancona. Dante subito spedisce una cartolina alla sorella, una alla Pina e un’altra alla Gilda, che sempre scriveva. Alle tre si parte, si fa la linea Trieste-Bologna; alle undici siamo a Bologna e lì si deve aspettare sino al mattino del
primo ottobre.
Partenza da Bologna per Ancona, verso le dieci siamo ad Ancona e lì aspettiamo che gli ufficiali trovino il posto dove mettere tutto il reggimento. Anche da lì do notizie alle tre signorine. Dove si va a mangiare? Lì vicino c’è una trattoria e dentro! Per bene ci siamo riempiti, ma alle quattro arrivano gli ufficiali: bisogna prendere un ancora il treno, per dover andare a Jesi, lontano quindici chilometri, perché lì non c’era posto per mettere in accantonamento il reggimento. Alle nove siamo a Jesi e ci mettono a dormire dentro una chiesa: mettiamo  giù la coperta e il tascapane e poi fuori! Pioveva che Dio la mandava ma non importa. Alla prima trattoria dentro a mangiare e bere, tutto vino bianco, ma al togo. Il mattino del
2 ottobre
si trova subito il posto per tutti e tre i battaglioni, ma Dante aveva l’incarico di cercare la stanza per i suoi ufficiali. Cerca e trova le stanze e con questo si fa amico con la Anna Maria, una bella signorina. Il pomeriggio arriva il battaglione e proprio lì vicino alla stazione c’era il capannone, dove dentro ognuno aveva il suo posto. Alla sera fuori in compagnia con diversi amici e ci siamo presi una sbornia, ma proprio coi fiocchi. La gente tutta contenta dei bersaglieri e tutte le sere per noi era una sbornia, in quanto ormai si sapeva che per noi erano gli ultimi divertimenti. Un pochino di istruzione, ma cosa da poco. Alla domenica, dopo la messa, la corsa attraversando la città poi, il
28 ottobre,
c’è la sfilata di tutto il reggimento, tra applausi e fiori dal pubblico. Nello stesso giorno l’Italia dichiarava guerra la Grecia (2).

Tutti i giorni cartoline a sorella e Pina, siamo al
3 di novembre
e ci danno tutto quello che serve per l’inverno: scarpe nuove e un paio di scorta, mettiamo tutto nel bottino e il giorno 3 passò. Dante aveva già salutato l’Anna Maria, sapendo che doveva partire.
Il 4 novembre
si prende il treno e si va a Bari.
Il giorno 5
siamo a Bari nei capannoni della fiera campionaria e lì andiamo a dormire.
Giorno 6 mattino
notizie a tutti, si passa il giorno fuori a spasso per Bari. Zitti si prepara tutto e verso sera si va al porto, dove ci siamo imbarcati sulla nave Italia. Partenza alle nove e quaranta: è la prima volta che Dante vedeva una nave e che viaggiava in mare. Niente di male e alle sette del
giorno 8
siamo al porto di Durazzo, Albania del mio cuore(3). Si scende dalla nave, incomincia a farsi buio, ma non si trova il posto per dormire. Il nostro maggiore Mennuni bisticcia un po’ con l’ufficiale della nave, si fa dietrofront e tutti per l’ultima notte abbiamo dormito tranquilli sui lettini della nave.
Giorno 9 mattino:
sbarchiamo di nuovo e siamo andati poco lontano dal porto, aspettando lo scarico del materiale e delle bici. Di mangiare non se ne parla; quelli che fumano trovano con poco da fumare: ogni bambino che c’era aveva le tasche piene di sigarette e a buon prezzo e giù del fumo. Dante non fumava e guardava in faccia i suoi amici.(4) Il giorno è brutto con nebbia e acqua dal nel pomeriggio ce ne andiamo dal porto a prenderci le nostre biciclette e per sette-otto chilometri ci siamo allontanati da Durazzo per fare le tende si di una collina, qua forse viene il bello. Dante, sempre coraggioso, dà sue buone notizie alla sorella, a Pina e Gilda: tanto poteva amare la sua Pina, ma la Gilda non la poteva mai dimenticare e, appena aveva sue notizie e se mi era possibile, subito le davo mie notizie, ma da qui più nessuna notizia a Giuditta, tanto due sono già troppe. Coraggio,
giorno 11 mattino:
beviamo il caffè, si disfano le tende e si pedala. Gli innocenti, silenziosi e tranquilli, pedalavano, ma purtroppo siamo ormai in guerra e sarebbe questa la “marcia al nemico”. Dopo una quarantina di chilometri siamo a Tirana, la capitale dell’Albania. Tutti acclamati dalla popolazione si sfilava per la città, ma di rancio non se ne parla. E tu pedala! Ci facciamo un bel numero di ore e, nel pomeriggio, una lunga salita di trentadue chilometri. Infine, fortunatamente, la discesa, ma nelle gambe rimanevano i nostri 118 km. Arriviamo a Elbasan. Che cosa si fa? La sfilata di corsa con la bicicletta a mano! (5)Alla fine metà dei compagni sono sdraiati lungo la riva dei fossi, sfiniti. Speriamo almeno che ci sia qualche cosa da mangiare e così fu.

RIFERIMENTI

(1) – Autobagno

La sfilata del reggimento a Jesi domenica 27 ottobre 1940. In basso, a destra, a fianco della fanfara sfila anche Bramans, il cane conosciuto nel Quaderno I.


La tensione si allenta?


La tensione con la Jugoslavia pare attenuarsi comincia così a pensare ad un possibile rientro in Piemonte. Radio marmitta dati lettura per certa la notizia del ritorno a Torino entro breve tempo.

I giorni passano, ma è solo al principio di ottobre che, ad un rapporto ufficiali tenuto dal generale comandante il Raggruppamento Celere ai comandanti delle singole unità che lo compongono, e cioè un reggimento di cavalleria, un reggimento carristi e il 4° bersaglieri, pare sia stato ufficialmente comunicata l’imminente sostituzione del nostro reggimento, che rientra in sede sostituito con altro reparto della stessa specialità. Invece, il 15 ottobre, al pomeriggio…
Siamo come ogni giorno a quest’ora a rapporto nell’ufficio del colonnello comandante. È da poco cominciato l’esame degli avvenimenti del giorno, quando viene bussato alla porta. L’aiutante maggiore va a sentire cosa ci sia di così urgente l’importante. È giunto un portaordini del comando Raggruppamento Celere con la solita busta gialla. Urgentissimo e riservato. Il colonnello apre il plico, che certamente reca il tanto atteso ordine di spostamento e legge. Lo vediamo scurirsi in volto e farsi serio serio.
«Signori», dice, «l’ordine di rientro è sospeso. Partiamo fra qualche giorno per altro scacchiere di operazioni, che qui è designato soltanto con tre lettere: O.M.T.»
Inutile descrivere l’effetto di tale notizia, ma siamo in guerra e gli ordini non si commentano, anche se sono parecchio diversi da quelli che si speravano. Ed ora dove si va? OMT […] Tunisia? Giudicheremo dall’equipaggiamento e dal vestiario che ci verrà assegnato. Fervono intanto preparativi per il nuovo trasferimento del reggimento.


(2) – Nello stesso giorno l’Italia dichiarava guerra alla Grecia
Da brividi questo passaggio, dalla piccola storia degli eventi personali, dalle sbornie, dai fiori, dagli applausi, da un’altra conoscenza femminile, alla  grande storia, alle “decisioni irrevocabili”: e ci sei dentro, stai andando proprio  là…

 

Un'immagine della Nave Italia (Wikipedia)


(3) – Albania del mio cuore
Forse uno slogan o una canzone fascista, del tipo “Faccetta nera”?
Per affinità del soggetto, mi è per ora nota solo la Canzone d’Albania” del 1920, che riguarda proprio i bersaglieri, ma in tutt’altro (e come) contesto.

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(4) – Dante non fumava e guardava in faccia i suoi amici
Frase netta, tagliente: ma cosa pensava Dante, gurdando (proprio in faccia) gli amici che fumavano? Cerca di capirli? Li compatisce? Non può non venirmi in mente il ricordo di una frase che il papà mi disse quando ero bambino: “Se sono ancora vivo è perchè non fumo.” Mi spiegò che, in uno o più momenti di fame disperata, (non ricordo con precisione se durante operazioni di combattimento – lo scopriremo eventualmente più avanti – o in campo di concentramento) scambiò le sigarette che aveva con del pane e delle patate, salvandosi così la vita.


(5) – La sfilata di corsa con la bicicletta a mano!
Questa proprio non l’avevo mai sentita! Ne abbiamo già letto di sfilate che il reggimento ha sin qui già dovuto fare e nel mio piccolo ne so qualcosa (rispetto agli altri reparti, invece di riposare, noi bersaglieri eravamo richiesti di qui e di là per sfilare di corsa): ma questa no, dopo una faticaccia come quella descritta, durante “la marcia al nemico” (ma in realtà sappiamo che era il nemico che stava loro andando incontro), con una modalità assurda: di corsa con la bicicletta a mano, per di più affardellata?  Anche Quaglino ne parla e assicura che i bersaglieri ne hannno tratto anzi un beneficio morale in quanto a  consapevolezza delle proprie qualità di forza e resistenza.


Nativi ostili

Proseguono anche qui le nostre esercitazioni estive. L’ambiente che ci circonda è però cambiato. Alla cordialità e alla simpatia dei piemontesi è succeduta una fredda diffidenza dei nativi del luogo. L’elemento di origine slava nasconde la sua ostilità sotto un ambiguo sorriso di degnazione.
Sono forse impressioni sbagliate, ma si sente nell’aria qualcosa che non va. La maggior parte dei vecchi ed una parte dei giovani parlano o cercano ostentatamente di parlare soltanto la lingua slava.
Quante diversità invece a Gorizia Trieste! È una cosa che allarga il cuore fare una capatina in queste città. Si direbbe che lo spirito patriottico e la fierezza di essere italiani non si affievoliscono mai in queste popolazioni, o meglio che non si offuschino mai nel torpore e nella normalità della vita quotidiana.


Quale nemico?
Il regno di Jugoslavia, subito dopo lo scoppio della guerra, si era dichiarato neutrale. Ma, mentre la maggioranza della popolazione non nascondeva un certo favore verso Inghilterra e Francia, il governo era costretto per contro a tener conto della vicinanza della Germania e, una volta che fu entrata nel conflitto, anche dell’ancor più vicina Italia, con la quale erano sempre accese la questione dalmata e tutte le problematiche relative ai territori di confine, con le note implicazioni etnico-linguistiche mai sopite. La Germania accettava di buon grado la neutralità di Belgrado, in quanto bilanciata da una maggior accondiscendenza economico-logistica, che, a dispetto di Londra e Parigi, consentiva a Berlino di ricevere rifornimenti essenziali, in particolare, via Danubio, il petrolio rumeno di Ploiesti. Hitler quindi si oppose alla proposta di Mussolini di attaccare la Jugoslavia e questo veto spinse il dittatore italiano verso un’alternativa immediata per l’espansione nei Balcani: l’aggressione alla Grecia. Del resto, le testimonianze dirette che arrivano dai nostri testimoni del 4o reggimento, confermano a livello operativo le incertezze strategiche: prima lo spostamento dal fronte occidentale verso il confine orientale, pronti per invadere la Jugoslavia; poi non se ne fa niente perché il “capo” ha detto “nein” e quindi si torna a Torino; poi alla fine, si attacca la Grecia, così l’amico Adolf “saprà dai giornali che ho occupato la Grecia”. (*) Il tutto nel solco della strategia del regime: “intanto entriamo in guerra, poi si vedrà”.(*)

– Quaglino rileva le cause del contrordine: dapprima qualcosa non lo convince nei Balcani, poi registra un’attenuazione della tensione con la Jugoslavia. Ma allora le informazioni erano queste. Ma, mi domando per la seconda volta, nel 1985, quando ha  scritto il suo (per me) provvidenziale e bellissimo libro, una revisione storica del contesto?*) – v. Cervi e Rochat nella bibliografia.


Nativi ostli
Il trafiletto di Quaglino che precede racchiude in poche righe la spontanea percezione di un ufficiale imbevuto di nazionalismo e il richiamo ad un tema storico, etnico e politico ancor oggi dibattuto, che esploderà poi con l’occupazione italiana dei territori ex-jugosalavi, fino a comprendere anche (strumentalizzazioni a parte) il dramma delle foibe.
Per quanto riguarda in particolare l’aspetto linguistico, riporto qui sotto una breve sintesi del libro
Il martire fascista” , che ci contestualizza appropriatamente, e incredibilmente proprio nello specifico, la percezione di Quaglino.

Dal libro “IL MARTIRE FASCISTA” di Adriano Sofri – Sellerio Editore

Il 4 ottobre 1930 qualcuno uccise a fucilate il maestro Sottosanti in un paese sloveno vicino Gorizia. Adriano Sofri ha ricostruito questa cronaca, cui lo legano imprevisti fili personali, andando su e giù dai confini.
Un maestro siciliano, di solida fede fascista, va a insegnare nella scuola di un paesino sloveno vicino a Gorizia, annesso all’Italia dopo la carneficina della Grande guerra. Ha una giovane moglie, cinque figli e un sesto in arrivo. È uno dei molti convocati a realizzare la «bonifica etnica», l’italianizzazione forzata di una minoranza renitente. Una sera, all’inizio dell’anno scolastico del 1930, il maestro Sottosanti viene ucciso in un agguato. L’Italia fascista commemora il suo martire. Ma da oltre confine si accusa: infieriva contro i bambini, sputava in bocca a chi si lasciasse sfuggire una parola nella sua lingua madre, lo sloveno. Ed era tisico. Il rumore si spegne presto. Le autorità fasciste sanno che i maltrattamenti raccapriccianti avvenivano davvero, ma l’autore era un altro, il più vicino all’ucciso. I militanti antifascisti sloveni si accorgono di aver commesso un incredibile scambio di persona. Adriano Sofri ha ricostruito questa cronaca del 1930, cui lo legano imprevisti fili personali, andando su e giù dai confini. Niente è bello come un confine abolito. Soprattutto quando c’è chi lo rimpiange, e investe in fili spinati.


Tra la vendemmia e la visita del duce.


A San Daniele del Carso siamo stati fino al 19 settembre 1940. Quella giornata, dopo aver fatto la disinfestazione a tutto il vestiario, ci toccò partire per Monte Spina, che si trova a 10 km da San Daniele del Carso. Lì c’erano molti vigneti e proprio in quei giorni si svolgeva la vendemmia. Tutti i giorni venivano dei contadini dal nostro capitano a chiedere di mandare i bersaglieri ad aiutarli a raccogliere l’uva ed il capitano non esitava a lasciar andare chi voleva andare.

Nei giorni 21, 22 e 23 settembre tutto il battaglione partecipava a manovre di guerra con il corpo d’armata al quale eravamo aggregati. […]
Era in programma la visita di Mussolini alla seconda armata, attestata a ridosso della frontiera italo-jugoslava e il giorno 11 di ottobre si andò a Montenero per la sfilata. […]
Ad un certo punto sbucò il 4o reggimento bersaglieri, con in testa il colonnello Scognamiglio. Una tromba suonò tre volte il segnale di allarmi e iniziò la corsa di tutti i bersaglieri del reggimento. […]
Giunti al posto assegnatoci, ci schierammo per compagnia e il colonnello presentò il reggimento al duce, che rispose al saluto: «Questo è il più bel reggimento d’Italia»!


Nè Quaglino nè Dante fanno cenno alla visita di Mussolini, nonostante l’elogio del duce al 4° reggimento bersaglieri.

 


Destinazione Grecia

A Jesi fermata definitiva punto: è il 21 ottobre. […] Giungono anche alcuni ufficiali assegnati al reggimento per il completamento dei quadri. Molte famiglie di ufficiali e bersaglieri giungono a Jesi per salutare i loro cari prima della loro partenza verso questa ignota destinazione.
Dai giornali e dalla radio abbiamo intanto notizie di aggressioni da parte di elementi greci a patrioti albanesi lungo la frontiera che divide la Grecia dall’Albania. Il 28 ottobre apprendiamo poi con trepidazione come l’Italia abbia ritenuto opportuno di proteggere con le armi gli interessi italiani e albanesi e come sia perciò entrata in guerra con la Grecia. Comprendiamo finalmente il significato delle lettere OMT: cioè “Operazione Militare Tirana”. Beh, dopotutto meglio l’Albania che la Tunisia. Perlomeno è più a portata di mano e più vicina alle nostre case.


Provocazioni! E quindi è la guerra!
Ancora la stessa domanda e la stessa riflessione, che si aggancia anche sin troppo bene alla disinformazione, specie a scopo “bellico” ancora in auge ai nostri giorni. Ma era così difficile, non dubitando della buona fede e dell’intelligenza di Quaglino e pur nel contesto disinformativo del regime, dubitare della credibilità delle provazioni greche? Metaxas era un dittatore di ispirazione fascista, temeva l’aggressione italiana, l’alleato inglese aveva altro a cui pensare e… provoca?

Vedere sulla questione:
LA GUERRA FASCISTA – di Gianni Oliva pagine 90 -98 . Le Scie – Mondadori 2020
Wikipedia

IL RACCONTO

Approfondimenti

  • F. Ferratini Tosi, G. Grassi, M. Legnani (a cura di), L’Italia nella Seconda Guerra Mondiale, FrancoAngeli Editore, Milano 1988;
  • Giorgio Bocca, Storia d’Italia nella guerra fascista 1940-1943, Oscar Mondadori, Milano 1996;
  • Giovanni Sabbatucci e Vittorio Vidotto (a cura di), Storia d’Italia. Guerre e Fascismo, Laterza Editore, Roma-Bari 1998;
  • Piero Melograni, La guerra degli Italiani 1940-1945, Istituto Luce, Roma 2004;
  • Giorgio Rochat, Le guerre italiane 1935-1943 Dall’impero d’Etiopia alla disfatta, G. Einaudi Editore, Torino 2005;
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RIFERIMENTI

Bibliografia – Fonti (in revisione)