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Prima delle Armi (1916 - 1936)

IL RACCONTO
1916
L'inizio

All’alba del 30 gennaio 1916 i primi respiri del piccolo Dante furono nella casa di Cascina Torretto nel comune di Arena Po. Mentre il piccolo in ottima salute cresceva sotto lo sguardo della mamma e del papà, all’età di mesi nove sfortunatamente si trovava in braccio alla mamma sulla porta della casa quando un colpo di vento faceva sbattere forte la finestra della stanza da letto e Dante veniva ferito dai vetri rotti sopra l’orecchio destro, portandone il segno per tutta la vita. In breve tempo il piccolo guariva senza sofferenza. Il primo viaggio, l’11 novembre, San Martino, quando il papà prese in mezzadria il terreno della signora Salvadio e si traslocò portando la poca roba di casa nella nuova abitazione di Santa Maria, nel comune di Stradella.

 

1918
La morte della mamma

Dante, all’età di anni due, la sorella Rosa di cinque, la piccola Luisa di mesi otto e la cara mamma finirono tutti a letto ammalati di spagnola nel gennaio del 1918: la mamma morì e il papà aspettò che i tre orfanelli guarissero. La povera nonna Amalia ci fece da vera mamma fino ai miei 19 anni,  sebbene già madre di nove figli, compreso il papà Cesare. Giunto all’età della scuola, Dante, studiava con tutta la sua volontà ed anzi al giovedì piangeva perché la nonna non lo lasciava andare a scuola.

1926
Gli anni della scuola

Prima degli esami della terza classe mi infortunai ad un piede, ma, per poter fare comunque gli esami, mi feci portare a scuola dal papà e fui promosso. All’occorrenza il papà già mi prendeva con sé per aiutarlo in qualche lavoretto nelle mie possibilità. Io, birichino, diverse volte mi rifiutavo e piagnucolavo perché volevo rimanere a casa per giocare con i miei amici. La scuola della quarta classe è a Stradella città, non più a Casa Massimini, dove avevo frequentato le prime tre classi. Siamo nell’anno  1926 e l’11 novembre si traslocava a Torre Sacchetti, in quanto il papà si era accordato per lavorare con il signor Busoni Luigi, che aveva un cavallo di nome Pino, che diventò la mia passione e sul quale mi fu concesso di poter salire con enorme gioia, anche se con ciò incominciavo a perdere la voglia di studiare. Comunque in quarta e in quinta fui promosso con l’insegnante Barassi Evelina, mentre in sesta classe la maestra era la signora Gola Maria. Adesso la scuola era tornata mista come la prima, seconda e terza, ma, all’età di anni 12, oltre a studiare, si incominciava anche a scherzare con le amiche di scuola.

1929
Tra la scuola e il lavoro nei campi

Nell’estate 1929 al papà si unirono i tre zii Camillo, Osvaldo e Amedeo per prendere a mezzadria la Cascina Novo, in comune di Arena Po, di proprietà del cavalier Locatelli Giovanni. Dante terminò le sue scuole elementari con i voti di studio discretamente belli, mentre si divertiva con gli amici Ernesto, Orlando e Domenico. Si andava sulla strada della Rocca a giocare alle bocce con i sassi migliori che si potevano trovare; pur sapendo che erano cose non belle, lo facemmo parecchie volte, specialmente quando la maestra non ci dava compiti da fare o lezioni da studiare. Venne la promozione e dopo pochi giorni, Dante veniva preso con lo zio Camillo ad incominciare i lavori alla Cascina Novo, anche se il dover lavorare il lasciare gli amici in vacanza non mi pareva tanto giusto. La strada per andare al lavoro era lunga, ma Dante non sapeva ancora andare in bicicletta ed a piedi ci si stancava molto. Al sabato sera era molto bello perché andavo a casa a rivedere la nonna, il papà e le sorelle Rosa e Luisa. Alla fine dell’estate la sorella Rosa lasciava la famiglia per andare a lavorare dal signor Nagel a Stradella. Tra gli amici coi quali si giocava si incominciava a vedere anche qualche ragazza: Dante aveva trovato in Elena l’amica preferita con la quale che tante volte preferiva e desiderava divertirsi. Alla Cascina Novo abitavano Gino, figlio del mezzadro già lì abitante e sua sorella Gina, mentre di tanto in tanto veniva anche il cugino Gino, figlio dello zio Camillo. C’era tanto da lavorare, ma non mancava il divertimento: con i nostri risparmi riuscimmo a procurarci un carrettino, con il quale, su di una bella discesa che c’era dietro alla Cascina,  noi quattro ne combinammo di tutti i colori. Nel cortile c’erano sempre biciclette e a mezzogiorno Dante ne prendeva una e scappava sul viale bel diritto e pianeggiante con una gran passione di imparare ad andare in bicicletta. Ogni tanto lo zio Camillo mi sgridava, ma tutti giorni se ne commetteva una nuova, fino a quando non ebbi il coraggio di chiedere allo zio di procurarmi una bicicletta con la quale poter andare a casa, pur con tutto il via vai che c’era sulla via Emilia.

1930
Sognando la bicicletta

Il nuovo trasloco avvenne l’11 novembre del ’29: si carica la roba, si salutano gli amici e l’amica Elena e si lascia Torre Sacchetti: la famiglia si ricompone e si ritrova in un bel numero di persone, con cugini e cugine. Tra uno scherzo e l’altro, il lavoro non mancava. Il cugino Carlino, fratello del Gino, ben  superiore d’età, mi comprò i piccioni e i conigli e così il lavoro aumentava sempre più: c’erano da fare le cassette dei piccioni, le gabbie per i conigli e anche un casino da costruire dietro il forno con calce e cemento che ci si procurava dai muratori. A Dante venne il coraggio di chiedere al babbo di comprargli la bicicletta, dopo essersi più volte lamentato di dover andare a piedi da una parte all’altra e specialmente dallo zio Amedeo: chiederla sempre in prestito del resto era antipatico, anche perché, di tanto in tanto, c’era qualche caduta: mi ricordo quando una volta, sulla discesa di Bosnasco, feci un bel volo procurandomi una bella ferita al ginocchio sinistro, ma per la bicicletta non ci fu nessun danno.

Arriva la bicicletta

Il giovanotto ormai portava i pantaloni lunghi, aveva il vestito blu a doppio petto e giocava da portiere nella squadra di calcio di Bosnasco, mentre prezzi erano tutti in aumento. Dai e dai il bel giorno del 30 agosto 1930, era domenica ed era il compleanno della sorella Rosa, Dante andava finalmente a Stradella con papà Cesare a comperare la bicicletta da Rogledi: se ne tornò a casa con una Wolsit, pagata la somma di lire 326, con la garanzia di anni tre. Il papà vuole subito imparare ad andare in bicicletta, come d’accordo prima di comprarla: così alla sera, dopo cena, il papà iniziava ad andare in bicicletta sullo stradone, con l’aiuto del cugino Carlo e dello zio Amedeo. Prima dell’autunno il papà avrebbe imparato ad andare in bicicletta. Dal signor Locatelli lavoravano due signorine: l’Angela e la Maria. Alla sera ci si trovava la maggior parte dallo zio Amedeo, si facevano i basturnoni e i baiocchi, si giocava a pepa tencia e si scherzava. Incominciavano a piacermi i baci dell’Angela e della Maria: più di una volta m’han mandato fuori di casa per poter baciare l’Angela. Al Cardazzo c’era un salone dove si ballava e alla domenica ci andavo, ma solo a vedere, perché di ballare non ero capace. C’era spesso da bisticciare col papà perché anche lui aveva il diritto di andare con la bicicletta a trovare la sorella o il fratello, che non desideravano altro. Con la Gina c’era già una certa amicizia ed era nostro desiderio di stare assieme il più che si poteva. Con i soldi che prendevamo vendendo i piccioni si compravano la brillantina, il profumo e le caramelle. Alla domenica si andava nell’aprile a prendere i gamberoni per il signor Locatelli, che sempre mi dava la mancia.

1931
Giochi pericolosi

La sera del 18 agosto 1931, trovandomi accanto al fuoco in casa del cugino Gino scherzavamo, nell’angolo c’era un falcetto e il cugino si tagliava gravemente ad un piede; la zia Lidia non sapeva più cosa fare: il sangue usciva a grande forza e nessun altro era in casa, così il cugino veniva medicato e portato a letto. L’indomani mattina lo zio Camillo riprendeva la zia perché la sera non l’aveva avvertito; comunque, in due settimane, il cugino si sarebbe perfettamente ripreso.

Siamo in un giorno piovoso del mese di novembre e lo zio Camillo e il papà si trovano al mulino. Dante prende con sé il piccolo cugino Luigi, figlio dello zio Amedeo e sale sul noce che c’era nella corte: Luigi stava sotto e, a mano a mano che Dante faceva cadere una noce, Luigi la prendeva e se la metteva nel berretto. Il berretto era quasi pieno che arriva il Nildo, il figlio del droghiere, che portava la spesa al signor Locatelli: per scherzo il giovane fingeva di rubare le noci al piccolo Luigi, ma Dante, mentre incoraggiava il piccolo cugino a non farsele prendere, si allontanò un tantino dal ramo dove stava aggrappato e scivolò dal ramo, cadendo sulla strada. Dante fu preso dallo zio Amedeo e dal fattore Giovanni e trasportato all’Ospedale di Arena Po. Dante si lamentava per il dolore e quella notte dormì male, ma non voleva restare in ospedale.  L’indomani Dante si rimetteva con i suoi sensi al posto giusto e avrebbe voluto scappare dall’ospedale, in quanto non aveva ferite o ammaccature , ma fu trattenuto per ben cinque giorni. Il dottore continuava a prendere in giro Dante chiedendogli se le noci erano buone, Dante s’arrabbiava un pochino ma i cinque giorni furono presto passati. 

1932
Finalmente si balla!

Passò l’inverno, Dante si accordava per lavorare dal signor Bailo Giovanni di San Cipriano Po, in quanto la famiglia si era divisa e ciascuno aveva preso una strada diversa, mentre la sorella Luisa aiutava la nonna Amalia. Dante sì aveva un lavoro faticoso, ma stava meglio che a casa sua, avendo poi tutte le domeniche la possibilità con la sua bicicletta di andare a trovare il papà e gli altri parenti: alla sera arrivava lo zio Luigi e così si poteva far passare qualche ora insieme. Per il 1932 il papà Cesare si prendeva a mezzadria la metà del signor Riccardi Nicola, abitante in via G. Bovio a Stradella: a novembre, finito l’accordo col signor Bailo, Dante si riunì di nuovo col papà presso il signor Riccardi. Dante era molto contento di trovarsi a Stradella, con tutti i divertimenti a disposizione e specialmente il ballo, per il quale aveva una grande passione, dopo aver imparato a ballare.

 

NOTE ED EVENTI
1916

Battaglia di Verdun
Strafexpedition

Cascina Torretto, in una vecchia foto aerea, adagiata sulla ferrovia Torino-Piacenza
1917

Stati Uniti in guerra
Disfatta di Caporetto
Rivoluzione d’ottobre
Pandemia di spagnola

Una veduta di Stradella nel 1916
1918

Vittorio Veneto
Fine della guerra

La casa di Dante a S. Maria: è la prima in alto.
1919

Inizio biennio rosso
Fasci di combattimento
Repubblica di Weimar
Occupazione di Fiume
Elezioni con vittoria dei partiti popolari

1920

Episodi di squadrismo
Episodi di fascismo agrario

1921

Elezioni (blocchi nazionali)
Nascita PNF in Italia
Nascita NSDAP in Germania

La ex scuola elementare alla Croce del Gallo Frazione Casa Massimini - Stradella
1922

Stalin al potere
Marcia su Roma
Mussolini al governo

1923

Modifica legge elettorale
Complotto di Monaco

Mentre la vita in campagna prosegue tra la fatica e l’incertezza, a livello nazionale gli eventi politici precipitano verso la dittatura. Nei diari non vi si fa alcun cenno, se non in occasione del “sabato fascista”, presentato come una fastidiosa incombenza che distrae dal lavoro (il sabato pomeriggio!)

1924

Delitto Matteotti
Nascita dell’URSS

1925

Inizia ufficialmente la dittatura fascista

Stradella - Frazione Torre Sacchetti
1926

Completamento delle leggi “fascistissime”
Soppressione della libertà di stampa
Istituita l’Opera Nazionale Balilla
Scioglimento dei consigli comunali e provinciali
Sindaci sostituiti dai podestà, nominati dal governo

La "discesa" di Bosnasco, luogo della rovinosa caduta
La "discesa" di Bosnasco, luogo della rovinosa caduta dalla bici (ma la strada allora era ancora in fondo naturale)
1927

Nasce l’OVRA

1928

Legge elettorale a Lista Unica

1929

Concordato
Crisi economica

Una Wolsit del 1929: la prima bici di Dante? (http://vallo64.blogspot.com/p/ollezione.html)

Nel 1930 una lira aveva un valore corrispondente odierno di € 0,92: pertanto la bicicletta di Dante oggi costerebbe circa € 300, in linea con gli attuali prezzi di mercato.

Nel 1929-30 divampa la crisi economica in tutto il mondo e anche in campagna se ne avvertono le conseguenze: Dante si lamenta dei prezzi che sono tutti in aumento!

Basturnoni: sta per caldarroste, italianizzazione di bästürnon (m. pl.);

L'Ospedale di Arena Po (http://www.lombardiabeniculturali.it)
La Rocca di Stradella nel 1930.
1934
Il sabato fascista e la morte della nonna Amalia

Siamo nell’anno 1934 e giunse il corso dei premilitari con l’obbligo del sabato fascista: ma, una volta per una scusa, una volta per un’altra, parecchie volte si rimaneva a fare i propri lavori di campagna.
Siamo alla metà di maggio e il papà Cesare viene ricoverato all’ospedale di Stradella, mentre Dante è alle prese con la mietitura e tanti altri lavori da fare e con la sorella Luisa che lo aiuta come può, mentre la nonna, povera vecchia, cura la casa. Il papà ritorna a casa in tempo per la vendemmia, ma la nonna comincia a lamentarsi del mal di gola: alla fine di novembre dal dottore veniamo a sapere che ha un tumore alla gola che già non le consente più di nutrirsi liberamente.
All’alba del 31 dicembre 1934 la nonna morì e subito furono avvertiti il figlio Raffaele, frate, e tutti gli altri parenti. Il funerale si tenne il 1° gennaio 1935, in una giornata che sembrava d’estate e la salma fu portata nel cimitero di Stradella.

 

1935
Problemi di lavoro

Nella primavera i lavori da fare aumentarono e il papà chiese aiuto a sua figlia Rosa, che così si riuniva ancora a noi. Ma il suo titolare, il signor Nino Nagel,  sembrava di essere rimasto con un braccio solo e ne reclamava il ritorno alle sue dipendenze, mentre, in campagna, più si lavorava e più c’erano lamentele, tanto che il papà e Dante decisero infine di lasciare la mezzadria, consentendo alla sorella Rosa di riaccordarsi col signor Nagel.

 

1936
La visita, la morte del papà e la partenza per il servizio di leva

Passa il 1935: il papà affittò una casa in via Valle Badia e Dante andò a lavorare alla Distilleria Guasconi. Dante, con la sua volontà e il suo lavoro risparmiava il più che poteva, in modo da farsi una scorta prima del servizio militare.

Il giorno della visita fu il 18 settembre 1936: Dante risultò abile e fu fatta una festa con otto coscritti. Il papà aveva intanto preso in affitto un’altra casa in via Viscosa, dove abitava già la sorella Luisa. Dopo qualche tempo, però, il papà veniva per la seconda volta ricoverato all’ospedale, dove spirò alle due del giorno 27 gennaio 1937, lasciando i tre figli orfani. Subito furono avvisati suo fratello, lo zio frate, e la figlia Rosa che si trovava a Milano e il giorno dopo fu fatto il funerale. Luisa e Dante si trovarono soli nella loro casetta e con forza di volontà continuarono ad impegnarsi nel lavoro, Dante da Guasconi, Luisa da Bordoni.

E così arrivò il giorno 27 settembre 1937, quando a Dante giunse la cartolina di precetto per compiere il servizio militare, per il quale partì il giorno 6 ottobre, lasciando la sorella sola e presentandosi al distretto di Tortona, destinato al 4° Reggimento Bersaglieri di Torino.

1933

Hitler al governo
Incendio del Reichstag

1934

Notte dei lunghi coltelli

1936

Nascita dell’Asse
Conquista di Addis Abeba
Proclamazione dell’Impero
Vittora del Fronte Popolare e guerra civile in Spagna

Dante ha vent’anni quando partono per l’Abissinia i primi soldati: per quella guerra furono chiamate alle armi le classi dal 1911 al 1915 e quindi non ne è coinvolto.

Dante non è coinvolto neanche negli arruolamenti forzati di legionari da inviare in Spagna a sostenere la rivolta anti repubblicana di Franco.

La stazione di Stradella com'era quando Dante partì per Torino.

Il Distretto Militare di Tortona
Dal 1934 i distretti militari in Italia furono portati al numero di 100, aggiungendone 22 a quelli già presenti nei capoluoghi provinciali: Tra di essi Tortona, che, pur trovandosi in provincia di Alessandria e in Piemonte , aveva allora competenza di reclutamento e gestione territoriale militare sull’Oltrepò pavese, in provincia di Pavia e in Lombardia.

L'informativa per l'arruolamento nel 1936.
La linea ferroviaria da Stradella per Tortona e Torino (Stagniweb)

La chiamata al servizio militare
Dante parte per il servizio militare all’età di ventuno anni e otto mesi, molto tardi rispetto agli standard generali di altri paesi ed anche a quello italiano del dopoguerra. Ancora negli anni Sessanta e Settanta si partiva appena compiuti vent’anni.
Il reclutamento era nel 1936 regolato dal regio decreto legge 21 novembre 1934 n. 1879, che prevedeva in effetti che per l’esercito i giovani venissero chiamati alla leva ed esaminati nel 20º anno e la chiamata alle armi normalmente nel 21º anno. La ferma “ordinaria” per l’Esercito era di 18 mesi, mentre quella “ridotta” era di 12; per la Marina era di 28 mesi. Dante fu sottoposto, prima di essere richiamato come istruttore nel 1939, ad una ferma di 12 mesi.
Sotto un regime fortemente ispirato alla militarizzazione ed in una fase storica che vedeva le Forze Armate già impegnate in Abissinia, in Spagna e nella “normalizzazione” della Libia, un reclutamento così “ritardato” ed una ferma così breve, specie per specialità di combattimento in prima linea, appaiono spiegabili solo con l’esigenza di contenere le spese di mantenimento delle forze armate di leva e/o di ritenere il “premilitare” di una qualche efficacia addestrativa. Sta di fatto che, in tal modo ed in caso di mobilitazione, sarebbero venuti a mancare circa 400.000 uomini pronti per l’impiego in combattimento.

Torino (1937-1938)

1937
L'arrivo a Torino e i primi mesi di naja

Alle 4.00 si parte e alle 10 siamo a Torino, sotto una pioggia a più non posso: la naja iniziò proprio sotto una bella inzuppata e con la maniglia della valigia che mi si stacca proprio davanti al portone della Caserma La Marmora . Ci portano all’ottava compagnia e quella prima notte fu tranquilla. Sentiamo suonare la tromba della sveglia e, sempre in compagnia dell’amico Maggiorino e Italo, scendiamo per l’adunata. Maggiorino e Italo rimangono  all’ottava compagnia, mentre Dante viene inviato alla quinta, dove all’inizio si trova un po’ spaesato, ma subito trova tre camerati che abitano nei dintorni di Stradella. Nel pomeriggio ci fu la vestizione e la divisa sostituì gli abiti borghesi che finirono nella valigia. Appena vestito, ci fu il taglio a zero e addio capelli lunghi. Il terzo giorno la recluta poté andare in libera uscita con altri compagni e fu una bella serata.  

Dopo oltre un mese, il 6 novembre, il bersagliere ebbe un permesso per tornare a casa a rivedere le sorelle e a mettere la lapide al povero papà. Finito il permesso, Dante rientrava in caserma: al mattino istruzione, al pomeriggio ginnastica, corsa, sempre in movimento. Già qualche foto da bersagliere si faceva e la si inviava alla sorella. Di tanto in tanto Dante inviava qualche scritto anche all’amica Tina. Giunsero le feste natalizie, per le quali Dante riusciva ad avere quattro giorni di permesso, durante i quali si fidanzò con Tina. Poi si ritornò a Torino.

1938
La naja a Torino tra balli e licenze

Alla domenica si passava da un ballo all’altro, con la passione per il ballo che sempre più aumentava. Ma la recluta non si prendeva il coraggio di entrare diverse volte al cinema e in altri posti se le tasche lo permettevano e allora si andava dalla Gina a prendersi il latte e caffè o qualche cosa d’altro. Così giunse il carnevale del 1938 e Dante riusciva ad avere il permesso di tornare dalla Tina. Fece il viaggio con l’amico Carlo, di Redavalle, e, data l’occasione, si fermò in quel paese con l’amico a ballare per tutta la notte, durante la quale incontrò l’amica Iside, dalla quale diverse volte ebbe notizie. Felice fu il momento in cui la Tina mi vide.

Dopo pochi giorni Dante passava alla sesta compagnia, prendendo i grandi la caporale, con attività e istruzione sempre in abbondanza. Nei primi di aprile il caporale passava alla terza compagnia, dovendosi formare il XXVIº battaglione: nella compagnia lo seguiva l’amico Gorini di Casteggio, che era attendente del capitano Catalano, comandante della compagnia. Presto giunsero le reclute e Dante  prendeva il comando della terza squadra e dopo pochi giorni, a causa della continua istruzione, si trovava senza voce. Dante ne parla al Sottotenente Zelaschi, che lo mandò a fare un turno di 15 giorni di guardia ad Orbassano, ove Dante, conobbe una famiglia, che aiutò nei lavori in campagna: sembrava di essere in licenza.

Tornato a Torino, mi accorsi che con le reclute ormai non c’era più da sgolarsi. Nel reggimento fu possibile formare anche la seconda compagnia, alla quale Dante fu assegnato, sotto il comando del tenente Caruso. C’era la possibilità di avere nuove licenze, così Dante si fece coraggio e il 9 maggio si presentava dal comandante chiedendogli la licenza: l’11 maggio Dante tornava a casa con la sua licenza di 10 + 2. Subito la prima sera, senza che la Tina lo sapesse, andai a trovare ******, passando la sera con lei. Poi però più volte Dante si fermava a ballare al Cicasco, dove c’erano diverse amiche: Nilde, Giuseppina, Maria e altre…

La licenza finì e, tornato a Torino, Dante passava ancora alla terza compagnia, prendendosi ancora il comando della sua squadra, perché non riuscivano a formare la seconda. Per diversi giorni si andava a Piossasco a fare i tiri e si tornava stanchi: erano tanti i chilometri che si facevano e con quelle biciclette non c’era da fare il galletto. Una volta il maggiore Benso, comandante, del battaglione mi mandò con gli zappatori a dettare i punti: Dante tornava alla sera senza voce e per diversi giorni rimaneva con poca voce. Di tanto in tanto il caporale andava in Val Salice a ballare e, incominciando ad essere ormai anziano, si era già fatto alcune amiche, come la Rosetta e la Giuditta.

Giunse il giorno della partenza per il campo. La sera della partenza Dante era di servizio come caporale di giornata, ma ebbe lo stesso il coraggio di chiedere un permesso al sottotenente Pasciutti, comandante del plotone: così rimase in tela e poi se ne andava ai Goffi a ballare, già d’accordo con la Rosetta che lo aspettava. La serata fu bellissima. Alle 11 Dante salutava l’amica e ritornava tutto contento in caserma, dove, coi piantoni, andava in cucina a prendere il caffè, ma abbuffandosi anche di altro, prima di andare a dormire.

L'ultima parte del servizio militare e l'addio a Rosetta

Sono le 12 del 16 luglio 1938 e per il XXVI° battaglione incomincia il campo. Si esce dalla caserma di via Asti e, girando verso lo stradone Torino-Milano e si prende la strada per Biella. Tuoni e lampi a più non posso nella notte buia e si pedalava tutti silenziosi; dopo pochissimi chilometri si mise a piovere talmente forte che la divisa che indossavamo già bella pulita si lavò di nuovo per bene.  Nel farsi giorno il battaglione era al posto di acquartieramento, vicino al Cappellificio di Biella. Subito l’indomani si incominciò a fare manovre, marce e tiri sul monte Cucco: si lavorava, si mangiava e i quindici giorni previsti volavano in fretta. La seconda domenica era la festa di Borgomanero, il paese dove noi di solito andavamo a passeggiare il libera uscita: tutti i bersaglieri erano al ballo e c’era una piena tale che proprio non si poteva ballare.

I quindici giorni finirono e dovevamo spostarci a Gozzano, dove era previsto l’altro periodo di campo. Finita la gara tra le compagnie del battaglione, il capitano Catalano era tutto arrabbiato perché era convinto e sperava che la nostra compagnia avesse vinto, mentre invece vinse invece la prima.

Il mattino del 1° agosto si partiva per Gozzano: eravamo giunti a metà del campo. A Gozzano eravamo acquartierati nelle scuole elementari. Anche in quel paese si andava spesso a ballare e intanto Dante e Rosetta, che sempre si scrivevano, attendevano la fine del campo. Negli ultimi tre giorni si fecero le marce di trasferimento e la sera del 12 agosto, con la nostra solita fretta da bersaglieri, si faceva ritorno a Torino. Come alla partenza il trasferimento si svolse sotto un acquazzone che per sempre ci avrebbe ricordato la fine del campo.

Siamo al bello: qua si incomincia a parlare di congedo: la mattina dedicata alla pulizia delle biciclette e alla sera si va a trovare Rosetta, contenta del suo ritorno dal campo, anche se già sapeva che potevano essere quelle le ultime sere da poter passare in compagnia di Dante.  Passarono il venerdì e il sabato sera, di capo posto, e l’indomani, domenica 15 agosto ci sarebbe stata la bella festa di Stradella.  Viene il cambio della guardia, ci laviamo perbene e poi a ballare. Si ritorna, ma non si può entrare dalla porta principale, perché un bersagliere della settima compagnia si è buttato dalla finestra, morendo sul colpo, ed il suo corpo si trova sotto un lenzuolo davanti all’ingresso della caserma. Il mattino del lunedì il poveretto fu poi  portato nella camera mortuaria. Quei giorni non passavano più. Sull’ordine del giorno della domenica c’erano scritti un bel numero di nomi. Alle 11 fu consumato il rancio e dopo ci fu la prima adunata per i congedati: tutti a gridare come pazzi. Nel pomeriggio Dante versò il corredo e andò a vedere l’ordine del giorno: tanti nomi, ma Dante non c’era. Suona la libera uscita e Dante esce indossando la divisa fuori ordinanza, che l’amico Gorini gli aveva regalato, di tela bella pulita e con i bottoni brillanti. Poi ci fu la seconda adunata dei congedati: bei momenti, ma sospiri lunghissimi. Esce l’ordine del giorno e il caporale Schiavi Dante è inserito in congedo “in data 18 del mese corrente”. Non ci fu più modo di stare fermi. Alla sera me ne vado a salutare la Rosetta e la Giuditta, che mi danno il loro indirizzo: signora Rosetta Giulini, via Bortolotti n° 17, Torino e signora Giuditta Medina, via Toselli n° 2, Torino.

La caserma del 4° Rgt (https://www.ebay.it/)

La caserma “La Marmora”di Torino
Dal 1921 al 1943 ha ospitato il 4° reggimento bersaglieri ciclisti.
Svuotata dei suoi bersaglieri in giro a morire per il mondo, dopo l’8 settembre 1943 la caserma divenne il quartier generale dell’Ufficio politico investigativo (Upi) della Guardia nazionale repubblicana, incaricato di reprimere con ogni mezzo (rastrellamento, cattura, tortura, fucilazione, deportazione) la lotta clandestina in città e in provincia.
La caserma venne quindi trasformata in luogo di detenzione e di tortura per tutti coloro sospettati di connivenza con la resistenza. Alla liberazione, il comandante partigiano Livio Scaglione scrisse: “Occupammo la caserma di via Asti nella notte tra il 27 e il 28 aprile e vi trovammo prigionieri morti e altri stremati dalla fame e distrutti dalle torture” (da “Le pietre della libertà”) e restò fortemente impressionato davanti alle sale dei sotterranei a queste adibite.
Nel 1962 il Comando della divisione Cremona pore una lapide nel fossato dove avvenivano le fucilazioni: “Qui caddero / i valorosi patrioti torinesi / martiri della resistenza / 1943-1945”. Presso questa lapide, ogni anno, in prossimità della ricorrenza del 25 aprile, si celebra la commemorazione dei caduti. (Torinostoria) 

1938

Anschluss
Leggi contro gli Ebrei in Italia
Accordi di Monaco

Il Ristorante Goffi al giorno d'oggi ma con ancora le fattezze dei tempi di Dante a Torino. Dal cancelletto si poteva probabilmente accedere direttamente alla sala da ballo.
Il Ristorante Goffi era sulla riva del Po (cerchio giallo), abbastanza vicino alla caserma (cerchio rosso).
Il Cicasco nel 1929. La balera era nota in tutto l'Oltrepò e molto frequentata. Sullo sfondo è visibile l'inconfondibile torre-campanile.
Il Cicasco nel 1932: è stato costruito un terrazzo molto bello. La struttura ha anche finalità termali. La torre è pefettamente visibile attraverso il primo finestrone in alto
Il dancing nel 1939. Il locale fu attivo fino agli anni 50.

Tra le amiche del ballo al Cicasco c’è Maria: la mia mamma dieci anni dopo?

Il locale da ballo in Val Salice oggi (Garden Dancing).

La mappa qui è centrata sulla zona ove Dante fece “il campo”: Sagliano (Cotonificio Biellese) – Monte Cucco – Borgomanero – Gozzano.

Al ritorno dalla libera uscita Dante apprende di un suicidio. Che fosse un problema già allora (nonnismo, ecc.)?

La casa di Rosetta.
La casa di Giuditta.

Bibliografia

  • Sergio Quaglino – CON IL 4° BERSAGLIERI NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE – 1985
  • Luciano Scalone – MEMORIE DI UN BERSAGLIERE – 2011
  • Mario Cervi – STORIA DELLA GUERRA DI GRECIA – BUR 2001
     
     

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